"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

La mia foto
On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

Click to view my Personality Profile page

Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

settembre 24, 2008

My Life On The Road

"With the coming of Dean Moriarty began the part of my life you could call my life on the road"
In realtà volevo un'altra frase per cominciare, questa l'ho già usata altre volte, ma forse è giusto così.
D'altronde questo nuovo blog prende le mosse proprio da quella frase, e rispecchia il periodo che ho cominciato a vivere da quest'estate. Ma andiamo con ordine.

L'idea di creare un nuovo blog non è stata dettata da alcuna ragione specifica, ma semplicemente dal fatto che un pomeriggio ero senza far niente, leggevo qualche blog qui e là e mi è venuto in mente di aprirne uno nuovo. E poi, diciamo la verità, lo Space non permette di personalizzare più di tanto.
Probabilmente, però, tutto questo non sarebbe nato se non ci fosse stata anche un'esigenza particolare, chiamiamola così, che ha a che fare con questa nuova fase della mia vita. Se cambiamento deve essere, che lo sia in tutto...

Spulciando l'archivio del vecchio blog qualche volta mi sono ritrovata a sorridere ripensando a quei momenti particolari, quei momenti nei quali nulla sembrava essere al posto giusto anche se tutti pretendevano lo fosse. Quante volte sono state riportate frasi tratte da On The Road, dai libri di Stephen King, dai film di Martin Scorsese e dalle lyrics di Bruce Springsteen... Quante volte desideravo fuggire dalla mia hometown, dalle persone che mi circondavano, da chi parlava e parlava e non concludeva mai niente... Questi 'personaggi', che poi erano - e sono - persone reali affollavano i miei pensieri, i miei testi, le mie poesie. E, contrapposti a loro, c'erano i 'miei' eroi, ragazzi che cercavano disperatamente una via d'uscita, una fuga da tutto quello che non andava, dalle parole sprecate e vuote, dai sogni infranti e dalle bugie che si presentavano sotto la forma spudorata di verità. Non so se qualcuno abbia mai letto le mie poesie che postavo sul blog, ma se c'è qualcuno che l'ha fatto, be', allora saprà di che parlo. Ogni tanto, parlando a scuola, o in macchina, veniva fuori l'argomento 'andarsene dalla città', per dirla in termini Springsteeniani, e immancabilmente mi venivano risposte del tipo: "Sogni troppo", "Dove vuoi andare, tanto è uguale dappertutto!" e "Sì, grandioso, un giorno lo faremo, per forza!", salvo poi aggiungere: "Mi riaccompagni a casa, si sta facendo tardi, ho un impegno...". Ci sono stati momenti in cui spegnevo la macchina, una volta sola, sul lungomare, la radio accesa che suonava Born To Run e mi mettevo a pensare, nella penombra. Pensavo se avessero poi davvero ragione loro, se le mie non fossero altro che idee utopistiche, dettate da una visione del mondo a cui ero stata abituata fin da piccola da mio nonno (e che assai somiglia alla convinzione Americana dell' 'everything will be alright') e dai cartoni animati della Walt Disney (fatti con la stessa ricetta con l'aggiunta di una buona dose di sano cristianesimo), che guardavo e riguardavo. Ci pensavo a lungo, ma alla fine concludevo sempre che se non si ha la forza di credere nei propri sogni, be', allora non rimane molto spazio alla speranza di cambiare le cose.

D'altra parte però un po' capivo il loro modo di pensare, perchè c'è stato un periodo in cui lo condividevo. Sono stati un quattro anni, più o meno, durante i quali tutto quello in cui credevo è venuto all'improvviso a crollare. L'Amicizia, la Lealtà, il Rispetto, la Solidarietà Umana divennero parole vuote ai miei occhi, perchè mi accorsi che il mondo non le concepiva, voleva il tradimento, la paura, l'arroganza, il potere, ed era fermamente deciso ad estirpare ogni radice positiva dentro di sè. Tutto questo mi si rese evidente quando mio nonno venne accusato di qualcosa che non aveva mai commesso. Alla fine tutto si risolse, finì per il meglio, certo, ma ad una bambina di dodici anni certe cose non gliele togli dalla testa, soprattutto dopo che si è vista crollare il proprio punto di riferimento, o, meglio, quello che lui rappresentava e mi aveva insegnato. Così è stato un brutto periodo, un gran brutto periodo, e se oggi trovo il coraggio di parlarne è perchè l'ho finalmente accettato come tale. Prima ne ero dentro, e, si sa, quando ci sei dentro, a qualsiasi cosa, non riesci ad essere oggettivo, mai. In quel periodo mi misi in testa che tutti i miei sogni dell'infanzia, quello che volevo fare da grande dovevano essere accantonati, perchè la realtà era altra cosa, la realtà non ti permetteva di immaginare un futuro migliore del presente. Erano stupidaggini, mi dicevo, e le misi da parte per dedicarmi a quella che ritenevo una missione, dettata anche da quello che era successo a mio nonno. Insomma, decisi che sarei entrata nelle forze dell'ordine, per fare giustizia. Passavo giorni interi a leggere libri sul terrorismo, sulla mafia, sulle stragi degli anni '70, sugli omicidi mai risolti, sui cosiddetti 'misteri Italiani'. Nel giro di un anno sapevo a memoria la storia di Cosa Nostra, delle Brigate Rosse e la cronologia di ogni spargimento di sangue avvenuto dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Così spesso mi ritrovavo a pensare alla gente morta, a chi non è mai tornato a casa dal lavoro, a Falcone, Borsellino, Cassarà e via dicendo, fatti saltare in aria, freddati sul molo o sciolti nell'acido, i loro corpi mai ritrovati. Avevo quattordici anni, e la sera prima di addormentarmi mi chiedevo perchè la gente morisse in questo modo; a quindici, ero convinta che il mondo facesse davvero schifo, e che morire per i propri ideali fosse un bel modo di andarsene; a sedici, mi convinsi che avrei finito anche io per scomparire, un giorno, senza fare mai più ritorno a casa. Non avevo alcuna prospettiva davanti a me, nessun sogno se non quello di diventare commissario di polizia, nessun altro interesse che non riguardasse la mafia e il terrorismo. A sedici anni, la mia vita era già uno schifo.
E poi, in un giorno grigio di pioggia, all'improvviso entrò nella mia vita un libro destinato a cambiare tutto; non mi ricordo nemmeno perchè lo comprai, mi sembra per via del titolo, mi piaceva un sacco: Lentamente prima di morire. Ma il bello di tutta la vicenda è che non è stato tanto il romanzo, a fare la differenza, ma le note sul suo autore, un ragazzo che aveva per interessi il calcio, gli U2 e un tizio di nome Bruce Springsteen, cognome impronunciabile e che dimenticai quasi subito, ma che mi tornò in mente al momento giusto.
Il resto, come si suol dire, è ormai storia. Scrissi una volta uno dei tanti motivi per cui Bruce Springsteen è tanto importante per me (potete trovarlo qui); quello che ha fatto per me è incredibile, perchè mi ha ridato speranza, mi ha assicurato che credere nei sogni non è un peccato, e che, anzi, lo si deve fare, perchè è a loro che ci si può sempre aggrappare quando le cose vanno male, quando sembra che tutto il mondo debba travolgerti. Ma quel che è più importante, la sua storia sembra essere la mia storia, per come è cresciuto, per le sue convinzioni e le sue debolezze, e, soprattutto, per i valori in cui crede. Mi riconosco completamente in lui, e questo mi fa credere completamente in lui, in quello che fa e in come lo fa.
E' quindi grazie a lui se sono venuta fuori da quel brutto periodo, se ho ricominciato a credere in tutto quello che avevo abbandonato, chiuso a chiave in un cassetto di cui avevo buttato la chiave in un pozzo profondo. Gli devo la vita, e non è una cazzata.

Così adesso sto seguendo il mio sogno, vado via da questa città di falsi amici, di bugie e di porte chiuse con la speranza di farlo avverare, un giorno; con la consapevolezza di chi sono e di cosa voglio; ma, soprattutto, con la certezza che sto facendo la cosa giusta, e che mai la rimpiangerò. Sì, è vero che il pensiero di lasciare casa un po' mi spaventa, ma per contro so che è questo che voglio, e che è ciò che mi può dare l'opportunità di vivere felice, sapendo che ho fatto quello che sentivo di fare. In fondo se non si rischia, non si sa mai a cosa si è rinunciato.
Martedì parto per Roma, e la mia vita cambierà in tutto. Da quest'estate, come diceva Dean, si è aperta la parte della mia vita on the road, fatta di viaggi continui, nuove amicizie, auto che, in marcia su strade infinite, cercano di raggiungere la libertà, la felicità, la vera essenza della vita. Parto con niente, vagabondo nato per correre, come dice Bruce, sperando di arrivare prima o poi in un posto che possa veramente chiamare 'casa'. Fino ad allora, però, viaggerò su quella strada di Tuono senza stancarmi, perchè so di essermi lasciata alle spalle la mia città di perdenti e di essere andata via per vincere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ciao, ho letto un po' di interventi, il tuo blog è davvero bello, a tratti commovente, fa venire i brividi..complimenti:)