Ci sono momenti in cui senti la vita scorrerti nel sangue, senti che tutto ciò che può avere un senso in effetti ce l'ha, e smetti di preoccuparti delle cose che potrebbero andar meglio. Oggi pomeriggio è stato uno di quei momenti lì.
Dopo aver mandato giù uno yogurt al caffè mi sono data una sciacquata alla faccia, ho infilato camicia e giubbino di pelle e sono uscita, direzione: cinema. Ho camminato per metà via del corso, scansando turisti disorientati e romani out for shopping con i Gaslight Anthem come compagnia nelle orecchie. In dieci minuti sono arrivata a destinazione, ho fatto il biglietto e mi sono seduta nella sala il cui pubblico consisteva in due inglesi con accompagnatore italiano e due ragazzi. Questo cinema è alla vecchia maniera, piccolissimo, una quindicina di file una dopo l'altra, niente corridoio nel mezzo, niente settori, distanza tra una fila e la seguente praticamente nulla (ho visto il film con le ginocchia appoggiate allo schienale della sedia davanti) e via dicendo. Il vero tocco da maestro, però, è il proiettore degli anni '70 che ancora usano; è una meraviglia, quando non ci sono suoni e dialoghi sullo schermo si sente il "rumore" della pellicola che gira, proprio come un tempo! Non è la prima volta che vado in questo cinema, ma rimango sempre affascinata da tutto questo, anche perchè nelle sale cinematografiche ci sono cresciuta, essendo mio zio esercente, e le ho viste cambiare nel tempo (intendiamoci, non sono una di quelle persone che si lamenta delle multisala, anzi, mi piacciono un sacco soprattutto perchè ti danno la possibilità di vedere molti film, però continuo ad avere un debole per i cinema con una sala sola e alla vecchia maniera). Ma a parte ciò, la scelta di vedere (anzi, di rivedere a distanza di otto mesi dalla prima a Venezia a cui ho assistito) The Wrestler al cinema Olimpia è stata anche dettata dal fatto che qui i film li trasmettono in originale con i sottotitoli in italiano, ed essendo il film Americano... insomma, avete capito. Così mi metto comoda e, dopo le varie pubblicità e trailer, ecco che comincia il film!
Have you ever seen a one-legged man trying to dance its way free? If you've ever seen a one-legged man then you've seen me...
La voce di Bruce svanisce lentamente, rimane il piano mentre scorrono i credits delle varie canzoni presenti nel film; recupero la mia giacca, percorro il brevissimo corridoio e un attimo dopo sono di nuovo fuori, una fresca brezza primaverile sulla faccia e gli ultimi raggi di un sole che tramonta illuminano la strada. Rimetto gli auricolari, faccio partire l'album The River e come partono i due colpi di batteria di Max comincio a camminare, questa volta senza fretta: è un bellissimo pomeriggio primaverile, in giro c'è un sacco di gente e non ho fretta di tornare in camera; le emozioni che mi ha suscitato il film voglio che rimangano ancora un po' con me, prima che prendano il loro posto nella mia memoria. Arrivo alla Galleria Sordi, attraverso e decido lì per lì di farmi un giro, dare un'occhiata giusto per passare il tempo, approfittare per comprarmi la cioccolata che ho finito. Entro nel negozio della Lindt e noto con una capriola della pancia che hanno già esposto le maxi-uova di cioccolata: per un attimo mi viene la tentazione di comprarne una, ma poi mi basta tastarmi la tasca per ricordarmi di essere a secco di verdoni (anzi, di rossoni e bluoni, per esser precisi), quindi mi limito alle mie due tavolette sentendomi un po' come Charlie Bucket in The Chocolate Factory.
Con l'andatura insolitamente lenta mi diverto a guardare le vetrine, i passanti, i curiosi ed ogni genere di cose che mi capiti sotto lo sguardo, non penso a niente e sorrido tra me; l'Altare Della Patria ha la facciata di destra ancora irradiata dalla luce del sole, si staglia imponente contro il cielo di un azzurro limpido e in lontananza il Colosseo è come se fosse ritornato in vita. Mi fermo un attimo a contemplare quello scorcio di storia italiana, monumenti distanti secoli e secoli tra loro uniti in una immaginaria quanto illusoria linea di continuità; dopodichè attraverso e mi lascio definitivamente alle spalle Piazza Venezia, poi mentre Bruce canta per l'ultima volta "Baby out in the street I just feel alright... Meet me out in the street, little girl tonight!" percorro gli ultimi trecento metri che mi separano dall'ingresso dell'istituto, infilando gli occhiali da sole nella tasca interna con un sorriso apparentemente inspiegabile sulle labbra: Man, I'm feeling so damn good!
Dopo aver mandato giù uno yogurt al caffè mi sono data una sciacquata alla faccia, ho infilato camicia e giubbino di pelle e sono uscita, direzione: cinema. Ho camminato per metà via del corso, scansando turisti disorientati e romani out for shopping con i Gaslight Anthem come compagnia nelle orecchie. In dieci minuti sono arrivata a destinazione, ho fatto il biglietto e mi sono seduta nella sala il cui pubblico consisteva in due inglesi con accompagnatore italiano e due ragazzi. Questo cinema è alla vecchia maniera, piccolissimo, una quindicina di file una dopo l'altra, niente corridoio nel mezzo, niente settori, distanza tra una fila e la seguente praticamente nulla (ho visto il film con le ginocchia appoggiate allo schienale della sedia davanti) e via dicendo. Il vero tocco da maestro, però, è il proiettore degli anni '70 che ancora usano; è una meraviglia, quando non ci sono suoni e dialoghi sullo schermo si sente il "rumore" della pellicola che gira, proprio come un tempo! Non è la prima volta che vado in questo cinema, ma rimango sempre affascinata da tutto questo, anche perchè nelle sale cinematografiche ci sono cresciuta, essendo mio zio esercente, e le ho viste cambiare nel tempo (intendiamoci, non sono una di quelle persone che si lamenta delle multisala, anzi, mi piacciono un sacco soprattutto perchè ti danno la possibilità di vedere molti film, però continuo ad avere un debole per i cinema con una sala sola e alla vecchia maniera). Ma a parte ciò, la scelta di vedere (anzi, di rivedere a distanza di otto mesi dalla prima a Venezia a cui ho assistito) The Wrestler al cinema Olimpia è stata anche dettata dal fatto che qui i film li trasmettono in originale con i sottotitoli in italiano, ed essendo il film Americano... insomma, avete capito. Così mi metto comoda e, dopo le varie pubblicità e trailer, ecco che comincia il film!
Have you ever seen a one-legged man trying to dance its way free? If you've ever seen a one-legged man then you've seen me...
La voce di Bruce svanisce lentamente, rimane il piano mentre scorrono i credits delle varie canzoni presenti nel film; recupero la mia giacca, percorro il brevissimo corridoio e un attimo dopo sono di nuovo fuori, una fresca brezza primaverile sulla faccia e gli ultimi raggi di un sole che tramonta illuminano la strada. Rimetto gli auricolari, faccio partire l'album The River e come partono i due colpi di batteria di Max comincio a camminare, questa volta senza fretta: è un bellissimo pomeriggio primaverile, in giro c'è un sacco di gente e non ho fretta di tornare in camera; le emozioni che mi ha suscitato il film voglio che rimangano ancora un po' con me, prima che prendano il loro posto nella mia memoria. Arrivo alla Galleria Sordi, attraverso e decido lì per lì di farmi un giro, dare un'occhiata giusto per passare il tempo, approfittare per comprarmi la cioccolata che ho finito. Entro nel negozio della Lindt e noto con una capriola della pancia che hanno già esposto le maxi-uova di cioccolata: per un attimo mi viene la tentazione di comprarne una, ma poi mi basta tastarmi la tasca per ricordarmi di essere a secco di verdoni (anzi, di rossoni e bluoni, per esser precisi), quindi mi limito alle mie due tavolette sentendomi un po' come Charlie Bucket in The Chocolate Factory.
Con l'andatura insolitamente lenta mi diverto a guardare le vetrine, i passanti, i curiosi ed ogni genere di cose che mi capiti sotto lo sguardo, non penso a niente e sorrido tra me; l'Altare Della Patria ha la facciata di destra ancora irradiata dalla luce del sole, si staglia imponente contro il cielo di un azzurro limpido e in lontananza il Colosseo è come se fosse ritornato in vita. Mi fermo un attimo a contemplare quello scorcio di storia italiana, monumenti distanti secoli e secoli tra loro uniti in una immaginaria quanto illusoria linea di continuità; dopodichè attraverso e mi lascio definitivamente alle spalle Piazza Venezia, poi mentre Bruce canta per l'ultima volta "Baby out in the street I just feel alright... Meet me out in the street, little girl tonight!" percorro gli ultimi trecento metri che mi separano dall'ingresso dell'istituto, infilando gli occhiali da sole nella tasca interna con un sorriso apparentemente inspiegabile sulle labbra: Man, I'm feeling so damn good!





Nessun commento:
Posta un commento