"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

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On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

settembre 22, 2009

The Future Is (Not) Unwritten (Sometimes)

Oggi avrei voluto parlarvi di qualcosa che mi sta girando per la testa, questione alquanto delicata, perchè se, come si dice, il primo passo per guarire da una dipendenza è ammettere di avere un problema, be', io l'ho già fatto, ma senza riscontrare miglioramenti di sorta, anzi, se possibile, peggiorando ultimamente fino a starci sempre su a rimurginare. And so, inizialmente l'idea era questa, sennonchè stamattina, leggendo la setlist dello show di ieri in quel di Des Moines, e facendo qualche ora più tardi una scoperta rivelatrice, ho deciso di mettere per un po' da parte il mio malessere e raccontarvi di questa scoperta (dato anche che ieri notte, parlando con me stesso, sono arrivato perlomeno ad una spiegazione almeno in parte razionale della faccenda, ma questa è un'altra storia, come si dice).

Quando la settimana scorsa sono stata a Roma per dare l'ultimo esame del primo anno, non ho mancato di farmi un giro nella Feltrinelli della Galleria Sordi, ovviamente uscendomene con qualcosa in mano, un blu-ray (di Gran Torino), un dvd (Escape From Alcatraz, Fuga Da Alcatraz) e un libro (I Wanderers). Inizialmente ci ero entrata sapendo di dover comprare, oltre al film di Eastwood, anche The Wrestler, a cui purtroppo ho dovuto poi rinunciare per il prezzo troppo alto di Gran Torino, e perchè avevo assolutamente bisogno di un libro, dato che dopo aver letto Cell di Stephen King in originale a fine agosto avevo fatto una full immersion nello studio che mi aveva portato a non aprire più un libro per metà settembre (e anche perchè me ne mancava uno di narrativa: ne leggo tre o quattro contemporaneamente, e al momento sul comodino ne ho uno di svago, Accecati Dalla Luce, ed uno di studio, Real World - pretenderete mica che vada negli States impreparata, no?). Mentre salivo con le scale mobili al settore libri, avevo preso dalla tasca un biglietto che porto sempre con me con un elenco di film da comprare, per cancellare i due che tenevo in mano; controllando la lista noto a fine foglietto il nome di un libro (e del suo autore): Richard Price - La Vita Facile (e mica sono una persona organizzata, io! Se mi serve qualcosa - film a parte, chè ho imparato a farlo - mica me la segno, io!). Fortunatamente però ho una buona memoria quotazionale e associativa, riesco a ricordarmi velocemente film o libri tramite ragionamento o facendo rifermeno a particolari cose e/o situazion, ragion per cui mi son detta che l'avevo già comprato e letto lo scorso autunno e ho riposto il foglietto nella tasca posteriore dei jeans. In tutto questo ero arrivata al piano di sopra e avevo raggiunto il settore che mi interessava; a questo punto la domanda era che caspita comprare: accantonato King, che ho deciso di leggere solo in inglese, d'ora in poi, ero alquanto a corto di idee. Mentre mi aggiravo pensierosa tra gli scaffali cercando una copertina o un titolo che mi colpisse, all'improvviso mi tornò in mente Richard Price, scambiandolo però con Richard Ford, un altro autore che avevo molto apprezzato lo scorso autunno grazie a Lo Stato Delle Cose. Insomma, a farla breve ho cercato Price credendo di star cercando Ford, evidentemente non mi ero ancora ripresa dall'esame, amici cari. Ho scorso i libri sopra il talloncino "P" per un po', fin quando non ho trovato appunto questo libro, I Wanderers, di Richard Price, con scritto, in copertina: "L'altro lato di American Graffiti... Un perfetto amalgama di sesso, violenza e humour", pezzo di recensione del Rolling Stone Americano, giornale di cui mi fido quasi cecamente, ma alla fine ciò che mi ha proprio convinto oltre l'ambientazione e le lodi riportate di William S. Burroughs è stata questa frase: "Attraverso una traduzione completamente nuova, che consente per la prima volta di apprezzare la ricchezza dei dialoghi di Price, il lettore italano può finalmente accostarsi a uno dei libri-culto della narrativa americana contemporanea".
Quindi ho comprato il libro e sabato l'ho iniziato a leggere; pagina 33:


" 'Ed ora, signore e signori, vi prego di mettervi in piedi per l'inno nazionale' annunciò Eugene, sull'attenti accato al giradischi. Un piano gracchiante di scariche statiche introdusse la voce di pancia di Dion.

Oh, I'm the type of guy who will never settle down,
Where the pretty girls are, a well you know that I'm aroun'
I a kiss 'em and I love 'em cause to me they're all the same
I a squeeze 'em and I hug 'em, they don't even know my name
They call me the Wanderer, yeah the Wanderer
I roam aroun' aroun' aroun'

Dopo il loro tema, Eugene preparò una pila di 45 giri, mettendo due lenti per un veloce. La festa era cominciata."

E qui comincia la parte surreale, liberi di crederci o no. Quando leggo le ultime due frasi della strofa (non viene detto il titolo della canzone, ma basta poco per arrivarci, visto che la loro gang si chiama The Wanderers e viene detto che è il loro inno uffciale) mi fermo un attimo e penso che sarebbe stato un buon ritornello per una song del Bruce Born To Run, dopodichè mi ricordo che la storia è ambientata nei primi anni Sessanta e passo avanti, riproponendomi di andare almeno su youtube ad ascoltarla, giusto così per curiosità. Però la cosa alla fine mi passa di mente, non me la segno e finisce per andare nel dmenticatoio del mio cervello, nonostante quasi ogni volta che i ragazzi protagonisti del libro mettano su un disco o ascoltino una canzone sia qualcosa di Dior, al punto che più volte mi dico di andare a cercare news su di lui.
Domenica finalmente mi decido a mettere a posto e registrare due bootleg che avevo già masterizzato da circa un mese e che giacevano abbandonati sulla mia scrivania, along with un sacco di altre cose, al solito. Uno di questi era il New York Children's Health Project Benefit, show di beneficienza risalente al Dicembre 1987 presentato da Paul Simon; uno dei motivi per cui era ancora lì era la mancanza di un artwork adeguato: la registrazione è una nuova fonte non circolata prima, e differisce dalla precedente in quanto completa. Per ovviare al problema avevo pensato di mettere la copertina di quella (targata Yellow Dog) e poi trascrivere le tracce sul retro del booklet anteriore, e dato che erano parecchie tracce ogni volta che guardavo colpevole quei dischi avevo trovato qualcos'altro a cui dedicarmi, almeno fino a Domenica. Ora, per continuare con la serie "Incredibile Ma Vero", se andate a spulciare l'elenco degli ospiti presenti quella sera e le relative esecuzioni troverete una simpatica sorpresa: numero 8 del disco 1 (Yellow Dog) o numero 13 del disco 1 della nuova source, mr. Dion con The Wanderer, un bell'applauso ladies and gentlemen.
Capirete quindi la mia sorpresa e anche la mia espressione sbalordita di stamattina quando ho letto
la scaletta di Des Moines di ieri: alla 13esima posizione, troviamo la canzone The Wanderer, originariamente registrata da Dion, per la first esecution EVER da parte della E Street Band.

Questo per dire che certe cose... certe cose non accadono proprio per caso.

settembre 13, 2009

Latest News

Rieccoci qui, a più di un mese di distanza dall'ultimo post, a parlare di quel che è accaduto nel mentre che qualcuno (molti) si faceva le ferie al mare o altrove, e qualcun'altro rimaneva a casa, chè le ferie le aveva già fatte (se ferie si possono chiamare).
Tutto sommato questo Agosto è passato in fretta anche per me, che l'ho passato in gran parte buttata sul divano di sotto a guardare Fox Retro e un sacco di film variegati, spaziando da To Have And Have Not (Howard Haws, 1944, Acque Del Sud in Italiano) a Made Of Honor (Paul Weiland, 2008, Un Amore Di Testimone), passando per Serpico (Sydney Lumet, 1973); il tempo di realizzare che ero tornata dall'ultimo viaggio Springsteeniano in a while, che mi sono ritrovata a dover aprire i libri per l'esame del 15 Settembre e a realizzare che, tra una cosa e l'altra, questa strana estate stava già volgendo al suo termine. E dico strana a ragione, perchè una notte in cui non riuscivo a dormire e sono rimasta a fissare il soffitto ho improvvisamente realizzato che la mia testa era ferma ad un giorno non meglio precisato di metà Maggio, il 18, in cui non è che sia capitato qualcosa, eh, ma chissà come mi è rimasto stampato nella memoria.
Insomma, mentalmente devo ancora andare a Stoccolma, per intenderci. E questo perchè le emozioni sono state tante, e una dietro l'altra per giunta, così che non c'è stato il tempo materiale per riprendersi per bene, prima di ripartire un'altra volta. Devo ancora trovare il coraggio di riscotare la Lost In The Flood, o la Fade Away di Stoccolma. Non parliamo poi dei bootleg di Roma, Torino, Udine e Santiago. Mi dico che sto aspettando che escano i Crystal Cat ma in fondo so che la mia è soltanto paura: paura che, ascoltandoli, mi ritornino gli stessi sentimenti di quei giorni, e ciò mi porti sulla pericolosissima strada del pensare "Chissà se ci sarà una prossima volta" - che ovviamente ci sarà, ma questa, come tutte le domande esistenziali, è bastarda perchè ti insinua un dubbio rognoso dentro col quale sei costretto a convivere. Ma lasciamo perdere.
Passando ad altro, come forse qualcuno saprà, mercoledì scorso s'è sposato mio zio, o per meglio dire mio fratello maggiore, il che mi ha offerto un nuovo spunto per riconsiderare la mia esistenza; l'anno scorso, quando presi la decisione di andare a studiare a Roma, lo feci ripetendomi che tanto lo stato di cose, già di per sè mutato negli ultimi anni, sarebbe comunque inevitabilmente e definitivamente cambiato da un anno a quella parte, e ciò mi permise di decidere un pizzico più a cuor leggero. Non è che non mi piaccia cambiare, intendiamoci, ma è una cosa che accetto solo se non intacca altre persone, ed il sistema di relazioni che c'è tra di loro. Sono molto affezionata ai miei nonni e ai pranzi domenicali con loro, e ovviamente al mio pseudo-fratello maggiore, e sapevo che andandomene a Roma li avrei visti di meno, e proprio nell'ultimo anno in cui le cose, per un certo verso, sarebbero continuate ad andare in una maniera che si è riassestata alla meno peggio da tre/quattro anni a questa parte.
Si chiama crescere, lo so, ma io non sono mai stato un tipo che cresce, sono molto rock 'n' roll da questo punto di vista. I miei regali di Natale sono ancora costruzioni della Lego, pupazzetti di film o peluche, al massimo puzzle. Non scherzo, eh. Potete quindi capire che trauma sia stato per me questo matrimonio. Ora è vero, niente sarà più come prima. Ora è giunto il momento di trovare una nuova stabilità, per me.
Che poi io sono rimasta attaccata anche ad una visione un po' romantica della vita, nel senso che mi piacciono gli happy ending al termine di una storia umana, ed ogni volta che questo accade non posso fare a meno di commuovermi e pensare una volta di più che, se lo si vuole, si può riuscire a rimanere innocenti anche in this hard land. L'ultima occasione me l'ha data la lettura del capitolo dedicato a Jerry Lewis contenuta nello splendido libro di Peter Bogdanovich intitolato Who The Hell's In It? (Chi C'è In Quel Film?), che avevo comprato e cominciato a leggere tutta entusiasta a marzo e che avevo poi progressivamente abbandonato a metà maggio, quando sono tornata a Bisceglie, un po' perchè mi stavo preparando alla trasferta svedese (e ai miei primi concerti del tour, il che comporta una determinata preparazioe), e un po', a dire il vero, perchè nonostante le oltre 700 pagine che compongono il volume non volevo finirlo troppo presto, talmente mi piace. Insomma, dovendo stare tutto il giorno con la gamba stesa dopo l'infortunio di qualche settimana fa, in questi giorni l'ho ripreso in mano e ne ho letto, seppur con parsimonia, qualche capitolo, tra cui appunto quello su Lewis.
Non so quanto lo conosciate, e se lo conosciate, sappiate però che lui e Dean Martin hanno fatto coppia fissa nei locali e sulla tv Americani per dieci anni, dal 1946 al 1956, e come popolarità erano sul livello di Stanlio & Ollio, tanto per farvi capire; in più erano amici, grandi amici, e questo nonostante i critici e i giornali avevano attenzioni soltanto per Lewis. Finchè a dividerli non sono subentrati "gli invidiosi e i mettimale dell'ambiente, erano gelosi del nostro rapporto. Prova ad immaginare: tutto quello che riescono a fare le persone meschine, a noi l'hanno fatto. [...] Era successo che qualcuno aveva riportato a Dean delle cose che io avrei detto su di lui. Io non ho mai parlato male di Dean, neanche nel periodo della faida. Gli volevo bene".
Dopo la rottura della coppia, i due non si parlarono per 20 anni, fino a quando in occasione dell'annuale telethon del MDA organizzato da Jerry Lewis, Frank Sinatra, che conduceva con lui la serata, ad un certo punto non presentò una sorpresa: Dean Martin. L'abbraccio tra i due è un qualcosa di veramente commovente, per la genuinità dei sentimenti, della relazione che li aveva legati per tanto tempo, dei due comici stessi. Scene come questa fanno bene al cuore sempre, e soprattutto quando capitano quei momenti in cui pensi che tutto faccia schifo, che nessuno merita i tuoi sentimenti, che il mondo vada a rotoli e via dicendo tutto l'armamentario di invettive che ormai troppo spesso affollano i pensieri e le parole di troppe persone. Mi ha sempre dato fastidio chi si lamenta in continuazione di qualsiasi cosa gli capiti: so anche io che l'attuale presidente del Consiglio è quello che è, che la Chiesa ha posizioni troppo conservatrici, che i ragazzini sono sempre più assuefatti alla tv mediocre che c'è adesso; ma non per questo sento il bisogno di ripeterlo come un disco che dopo l'ultima traccia ricominci dalla prima, semplicemente perchè non serve assolutamente a niente, anzi.
A me piace guardare il lato bello della vita, il lato onesto, puro, sincero, perchè è solo così che sono riuscita ad uscire dalla darkness on the edge of town in cui stavo vivendo da troppo tempo, e che stava diventando la parte con la maggioranza delle azioni della mia anima.

Tonight the moon's looking young, but I'm feelin' younger
'Neath a veil of dreams sweet blessings rain
Honey I can feel te first breeze of summer
And in your love I'm born again...