Oggi avrei voluto parlarvi di qualcosa che mi sta girando per la testa, questione alquanto delicata, perchè se, come si dice, il primo passo per guarire da una dipendenza è ammettere di avere un problema, be', io l'ho già fatto, ma senza riscontrare miglioramenti di sorta, anzi, se possibile, peggiorando ultimamente fino a starci sempre su a rimurginare. And so, inizialmente l'idea era questa, sennonchè stamattina, leggendo la setlist dello show di ieri in quel di Des Moines, e facendo qualche ora più tardi una scoperta rivelatrice, ho deciso di mettere per un po' da parte il mio malessere e raccontarvi di questa scoperta (dato anche che ieri notte, parlando con me stesso, sono arrivato perlomeno ad una spiegazione almeno in parte razionale della faccenda, ma questa è un'altra storia, come si dice).
Quando la settimana scorsa sono stata a Roma per dare l'ultimo esame del primo anno, non ho mancato di farmi un giro nella Feltrinelli della Galleria Sordi, ovviamente uscendomene con qualcosa in mano, un blu-ray (di Gran Torino), un dvd (Escape From Alcatraz, Fuga Da Alcatraz) e un libro (I Wanderers). Inizialmente ci ero entrata sapendo di dover comprare, oltre al film di Eastwood, anche The Wrestler, a cui purtroppo ho dovuto poi rinunciare per il prezzo troppo alto di Gran Torino, e perchè avevo assolutamente bisogno di un libro, dato che dopo aver letto Cell di Stephen King in originale a fine agosto avevo fatto una full immersion nello studio che mi aveva portato a non aprire più un libro per metà settembre (e anche perchè me ne mancava uno di narrativa: ne leggo tre o quattro contemporaneamente, e al momento sul comodino ne ho uno di svago, Accecati Dalla Luce, ed uno di studio, Real World - pretenderete mica che vada negli States impreparata, no?). Mentre salivo con le scale mobili al settore libri, avevo preso dalla tasca un biglietto che porto sempre con me con un elenco di film da comprare, per cancellare i due che tenevo in mano; controllando la lista noto a fine foglietto il nome di un libro (e del suo autore): Richard Price - La Vita Facile (e mica sono una persona organizzata, io! Se mi serve qualcosa - film a parte, chè ho imparato a farlo - mica me la segno, io!). Fortunatamente però ho una buona memoria quotazionale e associativa, riesco a ricordarmi velocemente film o libri tramite ragionamento o facendo rifermeno a particolari cose e/o situazion, ragion per cui mi son detta che l'avevo già comprato e letto lo scorso autunno e ho riposto il foglietto nella tasca posteriore dei jeans. In tutto questo ero arrivata al piano di sopra e avevo raggiunto il settore che mi interessava; a questo punto la domanda era che caspita comprare: accantonato King, che ho deciso di leggere solo in inglese, d'ora in poi, ero alquanto a corto di idee. Mentre mi aggiravo pensierosa tra gli scaffali cercando una copertina o un titolo che mi colpisse, all'improvviso mi tornò in mente Richard Price, scambiandolo però con Richard Ford, un altro autore che avevo molto apprezzato lo scorso autunno grazie a Lo Stato Delle Cose. Insomma, a farla breve ho cercato Price credendo di star cercando Ford, evidentemente non mi ero ancora ripresa dall'esame, amici cari. Ho scorso i libri sopra il talloncino "P" per un po', fin quando non ho trovato appunto questo libro, I Wanderers, di Richard Price, con scritto, in copertina: "L'altro lato di American Graffiti... Un perfetto amalgama di sesso, violenza e humour", pezzo di recensione del Rolling Stone Americano, giornale di cui mi fido quasi cecamente, ma alla fine ciò che mi ha proprio convinto oltre l'ambientazione e le lodi riportate di William S. Burroughs è stata questa frase: "Attraverso una traduzione completamente nuova, che consente per la prima volta di apprezzare la ricchezza dei dialoghi di Price, il lettore italano può finalmente accostarsi a uno dei libri-culto della narrativa americana contemporanea".
Quindi ho comprato il libro e sabato l'ho iniziato a leggere; pagina 33:
" 'Ed ora, signore e signori, vi prego di mettervi in piedi per l'inno nazionale' annunciò Eugene, sull'attenti accato al giradischi. Un piano gracchiante di scariche statiche introdusse la voce di pancia di Dion.
Oh, I'm the type of guy who will never settle down,
Where the pretty girls are, a well you know that I'm aroun'
I a kiss 'em and I love 'em cause to me they're all the same
I a squeeze 'em and I hug 'em, they don't even know my name
They call me the Wanderer, yeah the Wanderer
I roam aroun' aroun' aroun'
Where the pretty girls are, a well you know that I'm aroun'
I a kiss 'em and I love 'em cause to me they're all the same
I a squeeze 'em and I hug 'em, they don't even know my name
They call me the Wanderer, yeah the Wanderer
I roam aroun' aroun' aroun'
Dopo il loro tema, Eugene preparò una pila di 45 giri, mettendo due lenti per un veloce. La festa era cominciata."
E qui comincia la parte surreale, liberi di crederci o no. Quando leggo le ultime due frasi della strofa (non viene detto il titolo della canzone, ma basta poco per arrivarci, visto che la loro gang si chiama The Wanderers e viene detto che è il loro inno uffciale) mi fermo un attimo e penso che sarebbe stato un buon ritornello per una song del Bruce Born To Run, dopodichè mi ricordo che la storia è ambientata nei primi anni Sessanta e passo avanti, riproponendomi di andare almeno su youtube ad ascoltarla, giusto così per curiosità. Però la cosa alla fine mi passa di mente, non me la segno e finisce per andare nel dmenticatoio del mio cervello, nonostante quasi ogni volta che i ragazzi protagonisti del libro mettano su un disco o ascoltino una canzone sia qualcosa di Dior, al punto che più volte mi dico di andare a cercare news su di lui.
Domenica finalmente mi decido a mettere a posto e registrare due bootleg che avevo già masterizzato da circa un mese e che giacevano abbandonati sulla mia scrivania, along with un sacco di altre cose, al solito. Uno di questi era il New York Children's Health Project Benefit, show di beneficienza risalente al Dicembre 1987 presentato da Paul Simon; uno dei motivi per cui era ancora lì era la mancanza di un artwork adeguato: la registrazione è una nuova fonte non circolata prima, e differisce dalla precedente in quanto completa. Per ovviare al problema avevo pensato di mettere la copertina di quella (targata Yellow Dog) e poi trascrivere le tracce sul retro del booklet anteriore, e dato che erano parecchie tracce ogni volta che guardavo colpevole quei dischi avevo trovato qualcos'altro a cui dedicarmi, almeno fino a Domenica. Ora, per continuare con la serie "Incredibile Ma Vero", se andate a spulciare l'elenco degli ospiti presenti quella sera e le relative esecuzioni troverete una simpatica sorpresa: numero 8 del disco 1 (Yellow Dog) o numero 13 del disco 1 della nuova source, mr. Dion con The Wanderer, un bell'applauso ladies and gentlemen.
Capirete quindi la mia sorpresa e anche la mia espressione sbalordita di stamattina quando ho letto la scaletta di Des Moines di ieri: alla 13esima posizione, troviamo la canzone The Wanderer, originariamente registrata da Dion, per la first esecution EVER da parte della E Street Band.
Questo per dire che certe cose... certe cose non accadono proprio per caso.





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