"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

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On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

ottobre 27, 2009

Then You'll See Me...

Oggi pomeriggio sono stata al cinema (attacco convenzionale, lo so benissimo da me, ma è quel che ci vuole). Sono stata al cinema con mia madre perchè non volevo che altra gente esterna partecipasse a questo badile di ferro che ho insindacabilmente deciso di darmi per due ore sui piedi, in questo temperato pomeriggio di fine ottobre (visto anche che circa dieci giorni fa ero a New York con cinque gradi fuori ed un cappellino di lana a protezione della testa). Perchè di solito la gente normale non vuole fare esperienza del dolore, e se lo può evitare, be', lo evita senza starsi a fare poi troppi problemi di natura psicologica e/o etica. Che è esattamente quello che io NON faccio, puntualmente. E lasciando da parte ragioni masochistiche, potrei spiegarlo dicendovi che forse trovo una certa consolazione nel vedere che ciò che a volte provo io lo provano anche molti personaggi sul grande schermo, che certo, non sono reali, ma chi li progetta e chi li scrive sì. Ma mi sto perdendo.

A farla breve, alle cinque e un quarto io e mia madre siamo uscite di casa, abbiamo preso la macchina dal garage, fatto dieci chilometri e raggiunto il multisala fuori paese; biglietti, pop-corn, sedute al nostro posto con dietro tre ragazzette da me subito etichettate come fans di Johnny Depp, cosa che non mi ha dato solo fastidio, mi ha proprio annoiato, perchè voleva dire che sarebbero state tutto il film o a parlare di quanto è "ganzo" il signor Depp (che io teoricamente sarei anche d'accordo, ma primo, in sala si sta zitti, nessuna eccezione, e secondo, cristo santo, NON ERA un film DI Johnny Depp!) o si sarebbero scocciate vedendo che il loro beniamino appariva sullo schermo per non più di cinque/otto minuti totali, tutti concentrati peraltro, e avrebbero inesorabilmente cominciato a parlare di altri fighettini tutti firmati con i soliti due/quattro anni più di loro che frequentano la loro stessa scuola (oh, che culo!) e che non le degnano nemmeno di un'occhiata (o, viceversa, quel giorno alla tal ora in tale posto i loro sguardi si sono incrociati per una brevissima microfrazione di secondo - e allora è amore!). Tutte queste cose le ho pensate nei cinque secondi che ci ho messo a prendere posto accanto a mia madre, che aveva nel frattempo scelto che quella fila era davvero quella giusta per noi e che mai avrebbe accettato di cambiare posto (perchè io ci scherzo su quanto volete, ma quando dico che anche al cinema voglio essere nel pit, be', ecco spiegato il motivo). Tuttavia, complici le due settimane di idillio passate oltreoceano che ancora lasciano qualche sprazzo di buonumore dentro di me, mi sono convinta che MAGARI avevo torto, e che dovevo smetterla di giudicare gli adolescenti solo con uno sguardo (la persona che ha tanta fiducia in sè, e che crede di non sbagliare mai? eccomi qua).

Dopo qualche istante partono i trailer, al solito gioco ad indovinarli alla prima scena (sì, uno po' come il fan che si entusiasma se riesce ad indovinare la song che sta suonando il tipo dalle primissime note, mentre tutti gli altri si interrogano che roba sia... poi uno dice la malattia), passano Up, Where The Wild Things Are e A Christmas Carol prima di arrivare al primo che non conosco (con mia madre che trasforma velocemente un sospiro di sollievo dato dal fatto che sua figlia sembra aver recuperato per un attimo il senso della ragione in un "Oooooooh!" di ammirazione quando vede comparire sullo schermo la faccia del suo bel George); trattasi di The Man Who Stare At Goates, e già il titolo, abbinato al nome di Clooney, dovrebbe farvi rizzare le antenne su che tipo di film questo possa essere (se poi ci aggiungete che il regista è tal Grant Heslov, autore di Good Night, And Good Luck - titolo bellissimo tra l'altro, se permettete la parentesi nella parentesi - allora il gioco è fatto). Ora, non sto dicendo che questo genere di film debba piacere a tutti, non l'ho mai detto e difficilmente lo dirò, ma diamine, non credo di chiedere tanto dicendo che, in caso contrario, è meglio non commentare; come disse l'uomo saggio, è meglio star zitti, e far credere di essere stupidi, che parlare, e frugare ogni dubbio (o una cosa del genere). So anyway, le tre ragazzine dietro di me alla fine del trailer si scambiano i reciproci commenti: "Questo è un film stupido" (alquanto univoco, come giudizio, non c'è che dire), e mia madre fa in tempo ad afferrarmi per la manica della mia nuovissima felpa targata Gaslight (chè a me MI fanno un baffo, gli stilisti comuni!) prima che io salti sulla poltrona in pelle della sala e faccia a pezzi quei tre esseri naturalmente privi di scopo nonchè di cervello dietro di me: ci sono ben poche cose che mi fanno incazzare sul serio, la stupidità di giudizio su cose al di fuori della propria portata è una di queste, e già in giorni normali chi sbaglia corre il rischio della mia furia, ma oggi... oggi poteva essere letale, per il film che stava per cominciare.
Fortunatamente però, se faith just ain't enough, mia madre sì, mi conosce bene e riesce a giocare in anticipo quasi sempre sulle mie mosse, quindi bloccandomi il braccio destro ha evitato uno spargimento di sangue che oramai sembrava essere inevitabile; per farmi concentrare su altro mi chiede anche i pop-corn, così che dopo qualche attimo passato a fissare lo schermo in cagnesco senza davvero vederlo torno a distendermi traendo grossi respiri per calmarmi e per evitarmi una crisi isterica una volta cominciato il film, tanto ormai è questione di qualche minuto, non di più.
Infatti poco dopo parte la musica di sottofondo, si susseguono i nomi della casa di produzione e di quella di distribuzione, ed io prendo un bel respiro profondo, so che mi servirà tutto per arrivare fino in fondo con almeno una parvenza di lucidità e di autocontrollo, giusto il tempo necessario a fare quei 50 metri che separano il mio posto nella sala dal bagno, e poi da lì recuperare un po' di calma per gli ultimi duecento metri fino al parcheggio e alla macchina, e da quel punto in poi sparire nell'oscurità della strada poco illuminata, sul sedile anteriore del passeggero. E' il mio modo di non affrontare le cose, o di perdermi nei meandri dei miei pensieri più bui; gli altri bevono, o prendono sonniferi, o droghe: io guido fin quando non mi passa.

Se vogliamo vedere il lato positivo della faccenda, c'è da dire che come ultimo film di meglio non si poteva chiedere: a parte che per un'oretta lo si vede bene in faccia, con la telecamera che indugia sul suo bellissimo sorriso più e più volte, anche la vicenda in sè assume contorni da leggenda e diventa, in un certo senso e con le dovute distanze, una sorta di testamento spirituale di un ragazzo già destinato ad entrare nel mito, a ragione e giustamente, per come si erano messe le cose qui nel mondo terrestre. Perchè alla fine i riconoscimenti arrivano sempre dopo, in certe circostanze, con certi attori, e, spesso se non sempre, poi, ma solo poi, ci si chiede il motivo di questo ritardo, il perchè un premio Oscar nel 2006 non andava bene ma nel 2008 sì, ed inevitabilmente si finisce per andare a parare con la solita tiritera: c'è bisogno che intervenga la morte a renderci cristalline le cose, siano esse decisioni da prendere o premi da assegnare? Non basterebbe forse un pizzico di coraggio in più? Per dirla alla Bob Dylan, the answer, my friend, is blowing in the wind, the answer is blowing in the wind.

Starla qui a menare sul valore artistico del film sinceramente mi pare una stronzata, perchè come ripeto spesso a chi mi chiede dei giudizi ci sono delle pellicole che in tutta onestà non riesco ad estrapolare dal gruppo creativo che le ha realizzate, da quel particolare attore o da quel particolare regista che ci ha lavorato su, e a darne un'opinione imparziale; è un qualcosa di veramente innaturale per me, e anche solo tentare sarebbe una presa in giro nei confronti miei e di chi mi legge, quindi se volevate una recensione sul film avete sbagliato lettura, perchè questa è una di quelle volte.
Spesso viene detto che il cinema rende immortali, il che è quasi sempre vero; tutte le grandi star del passato, da Humphrey Bogart a John Wayne arrivano a noi grazie ai film che hanno girato, uno o cinquanta, il numero non fa differenza, perchè in qualsiasi momento tu sai che con un semplice gesto puoi far rivivere quell'attore, e quel personaggio, sotto i tuoi occhi, anche se è solo per un breve lasso di tempo, prima di tornare ognuno nel suo mondo, noi al terrestre e loro all'aldilà. Ma non è solo questo, c'è di più. Il cinema mutua emozioni e sentimenti pressochè universali, si fa portavoce di istanze comuni, e le fa rivivere sullo schermo in modo che quel piccolo pezzo di celluloide frutto della creatività umana serva ad altri uomini per sentirsi meglio, fosse anche per un paio di ore, il tempo di staccare con il mondo, sedersi un attimo e guardarsi un film senza stare a pensarci troppo su.

E' questa la ragione per cui oggi è stato difficile guardare il film fin dal primo minuto, perchè sotto ai miei occhi sembrava ci fosse lo smascheramento di una grande menzogna, la caduta di una grande illusione: lo guardavo sullo schermo e non potevo fare a meno di pensare che quella a cui stavo assistendo era solo una finzione, un trucco, per così dire, perchè nella realtà lui non c'è più da quasi due anni ormai. Ma poi mi è tornata in mente quasi con arroganza una frase, una cavolo di frase con cui ci ho pure fatto una fotografia due settimane fa, che recita così: everything dies, baby, that's a fact, but maybe everything that dies someday comes back, il che è dannatamente vero, o almeno lo è per me, lo è sempre stato credo, anche quando quella frase ancora non la conoscevo.
Così il resto del film l'ho guardato con gli occhi sempre lucidi, inevitabilmente, ma con la segreta convinzione che il cinema una volta di più stava svolgendo uno dei suoi ruoli più nobili in maniera egregia, consegnando alla storia e all'umanità non solo una nuova interpretazione di uno dei più grandi attori moderni, ma anche e soprattutto l'immortalità ad Heath Ledger.


P.S.: So che qualcuno si aspettava il post post-American journey tutto minuzioso e da adepti (nonchè da esaltati), ma questo aveva senza alcun dubbio la precedenza, ci tengo a precisarlo.

P.P.S.: Per la cronaca, le tre ragazzine di cui sopra hanno accolto l'intervallo con un "Ah, finalmente!!!" pronunciato quasi all'unisono, dopodichè si sono alzate e sono andate a rifarsi il trucco in bagno e a comprare un cestino da mezzo chilo di pop-corn. Doveva essere il loro giorno fortunato, visto che sono scampate per la seconda volta alla mia furia (questa volta ci hanno pensato le mie lacrime a trattenermi). Ribadisco la mia preferenza per le volte in cui ci sono solo io in sala a vedere il film.

ottobre 02, 2009

Bring On Your Wrecking Ball

Ieri mattina sono rimasta shockata, nell'ordine di lettura visiva del sito di Bruce, da:

- le maglie e i gadget nuovi celebrativi del Giants;
- il parlato su Growin' Up;
- la song nuova.

E tuttavia ieri sera m'è capitata una cosa curiosa.

Stavo tornando a casa dal cinema, e invece di prendere la statale e bruciarmi i quindici chilometri di strada in pochi minuti ho deciso di prendere quella alternativa, che tra le altre cose passa nel paese (il multisala si trova tra Bisceglie, my hometown, e Molfetta, the next one, quasi in terra di nessuno); questa strada di collegamento ad un certo punto diventa una delle principali della città, spaccandola in verticale da un'estremità all'altra, ma se al primo incrocio giri a destra dopo un po' ti ritrovi sulla strada che costeggia il mare. Una volta giunta quindi al porto, ho abbassato i finestrini ed alzato il volume della radio, che ovviamente suonava Wrecking Ball ad alto volume; la litoranea è lunga un sette/otto chilometri, e quando termina c'è una curva che ti porta sulla sua parallela lungo la quale si affacciano tutte le villette (avete presente Asbury Park e l'Ocean Groove? Ci siamo molto vicini): alla fine di quest'altra strada c'è lo stadio comunale dove gioca il Bisceglie calcio a 11. A dir la verità per tornare a casa non avrei dovuto arrivare fino ai piedi dello stadio, la villetta dove abito d'estate è un chilometro scarso dopo quella famosa curva, ma tant'è, continuando a rimettere Wrecking Ball avevo deciso di stare un altro po' in macchina, finire il giro ed arrivare a destinazione prendendo la strada a scorrimento veloce che collega Bisceglie con Trani. In tutto questo, non è che stessi pensando allo stadio Ventura, intendiamoci: stavo ascoltando la song, ma più che altro guidavo seguendo la musica, senza pensare veramente a qualcosa, godendomi la passeggiata ora che la litoranea è pressochè deserta dopo le sei (finalmente), e non devo imprecare contro gli automobilisti che camminano a dieci all'ora. And so, mentre guidavo all'improvviso mi accorgo che, in lontananza, il cielo è illuminato come mai lo avevo visto a Bisceglie, molte volte altrove, a Roma, Milano, Barcelona e via dicendo; all'inizio non avevo mica collegato però: me ne sono accorta solo quando sono arrivata a pochi metri di distanza dallo stadio (il Bisceglie milita nell'Eccellenza, se non sbaglio, e da che mi ricordi non ha mai giocato una gara in notturna, ragion per cui non avevo mai visto lo stadio con i riflettori accesi, prima di ieri sera). E' stato in quel preciso momento che mi sono emozionata sul serio, ascoltando Wrecking Ball e comprendendo le parole che Bruce stava cantando: lì, ferma in macchina davanti ad uno stadio in cui sarò entrata tre o quattro volte in vita mia, che non sento assolutamente mio e per il quale, se lo dovessero mai buttare per terra, non mi dispiacerebbe nemmeno un po', be', davanti a questa struttura antiquata e quasi mai piena io mi sono commossa, non so neanche il perchè, anche se forse riesco ad intuirlo. Wrecking Ball non parla solo di uno stadio che viene demolito, quanto piuttosto di come le cose cambino indipendentemente dalla tua volontà, senza che tu venga tirato in causa o ti sia chiesto un tuo parere; accadono, e ti ritrovi al loro cospetto in cerca di risposte a domande retoriche, risposte impossibili da trovare semplicemente perchè non esistono. Ecco che allora lo stadio diventa il simbolo della giovinezza, o dell'infanzia, o di un qualunque tempo in cui ti ricordi di esser stato felice, un tempo che ora appare inesorabilmente lontano e destinato a non tornare:
When all our youth and beauty it's been given to the dust, and hard times come, hard times go just to come again.