"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

La mia foto
On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

febbraio 22, 2009

Waitin' On A Sunny Day

Sunday morning, rain is falling...
Adesso mi sono scocciata sul serio. Basta pioggia, ma soprattutto basta gelo! Can you hear me? E insomma! Questa settimana è pure venuta giù la neve, ci rendiamo conto? Che va bene a dicembre, si avvicina Natale e siamo tutti contenti, ma a febbraio non ne posso più! Sono due mesi che me ne sto in letargo, adesso basta, perdiana! Voglio mettere a posto questi brutti cappotti e giubbotti pesanti, imbottiti, questi maglioni ingombranti e questi cappelli di lana. Voglio tirare fuori il mio bel giubbino di pelle leggero, e che palle, andarmi a sentire Born To Run in riva al mare.

Il fatto aggiunto è che poi, restando a casa, faccio stupidaggini colossali. L'ultima della serie è stata spendere un botto di soldi per comprarmi questa cosa qui:

The Wrestler (FOX SEARCHLIGHT PICTURES; no catalogue number)
US-only 1-track promotional CDR in slimline jewel case without artwork, issued exclusively to Academy Award voters by film distributors “Fox Searchlight Pictures” for consideration of “The Wrestler” in the “Best Original Song” category. This rare disc exclusively contains the full, unedited 5:20 version with longer intro and intact piano coda, which was omitted for the song’s widespread release as a “bonus track” on the “Working On A Dream” album.

Anyway, tra una settimana torno a Roma, chè riprende l'università e per fortuna smetterò di dilapidare il mio patrimonio, già messo a dura prova dall'acquisto di (finora) cinque biglietti del Dream Tour (aspettiamo il 27 - o forse il 28 - per chiudere il conto). Dovrei tra l'altro andare avanti con il lavoro, che già mi ero ripromessa di fare in queste due settimane di riposo ma, tra una cosa e l'altra ho rimandato (da scansafatiche quale sono). Anche perchè dal primo aprile comincia il tour, appunto, e non sarà più cosa (che già questo mese significa per me dormita pomeridiana un giorno sì e un altro no, col tour in corso sarà ancora più tragica).

Queste le news, quindi. Stanotte intanto c'è l'ACADEMY AWARDS NIGHT, quindi sveglia puntata alle 2 e forza Benjamin Button (anche se mi sa di caso perso) e Mickey Rourke!

febbraio 12, 2009

Super Bowl Journal

DIARIO DEL SUPER BOWL
Sei Thunderbirds dell'Air Force sono appena passati rombando sopra a quelli che sembrano essere metri sopra la nostra area del backstage, dando a me e all'intera E Street Band una bella spazzolata. Mancano 20 minuti, sto seduto nella mia roulotte cercando di decidere quali stivali mettere. Ho un bel paio di stivali da cowboy nei quali i miei piedi sono davvero a loro agio, ma sono preoccupato della loro stabilità. Due giorni fa abbiamo provato sotto la pioggia battente sul campo e il palco è diventato scivoloso come un laghetto ghiacciato. Era quasi impossibile riuscire a rimanere in piedi. Era talmente scivoloso che ho travolto Mike Colucci, il nostro cameraman, sul finire della mia scivolata sulle ginocchia, la sua telecamera l'unica cosa che mi ha evitato di finire diritto nell'erba bagnata. Quando l'arbitro Jerry ha fatto la sua particina in "Glory Days", era uscito correndo, non s'è riuscito a fermare e si è prodigato in una delle più dolorosamente perfette cadute stile "l'uomo che scivola su una buccia di banana" che io abbia mai visto. Il che ha fatto scoppiare Steve, me e l'intero gruppo in una delle più grosse risate causate dalla tensione della nostra vita che è durata per tutto il ritorno alle nostre roulotte. (Un paio di Advil e Jerry era a posto.)

Meglio che metta gli stivali da combattimento che porto sempre. La punta rotonda mi darà un maggior attrito degli stivali da cowboy a punta quando salirò in coperta. Metto due suole negli stivali per renderli il più stabili possibile, li allaccio stretti intorno alle caviglie, cammino facendo forza nella mia roulotte per un po' e mi sento ben piantato per terra. Quindici minuti... oh, tanto per dire, chissà perchè mi sento nervoso. Non è la solita agitazione pre-show, non "il formicolio", non è un'anticipazione dell'ansia da malfunzionamento del guardaroba, sto parlando di cinque minuti per portare in salvo la nave, quel tipo di semi-terrore da "Cosa Giusta", "Signore Non Lasciare Che Mandi Tutto Affanculo Di Fronte A 100 Milioni Di Persone", una delle più grandi platee televisive da quando i dinosauri si facevano la terra. Dura soltanto un minuto... Controllo i capelli, me li sistemo con una specie di spray che li fa fissare e sono fuori dalla porta.

Scorgo Patti che sorride. E' stata la mia forza per tutta la settimana. Le metto un braccio intorno e ce ne andiamo. Ci vengono a prendere con un golf cart che conduce in un tunnel che dà direttamente sul campo. Il problema è che ci sono un sacco di persone qui, telecamere della tv, media di tutti i tipi e un caos generale. Improvvisamente centinaia di persone incolonnate si precipitano vicino a noi gridando, ridendo... i nostri fan! E per stasera anche i costruttori del nostro palco. Sono questi "i volontari". Sono stati qui per due settimane in un campo giorno dopo giorno di tasca loro, costruendo e smontando i pezzi del nostro palco tante e tante volte, teoricamente raggiungendo una precisione militare. Adesso si fa sul serio. Spero che ce l'hanno giù da qualche parte perchè quando ci scortano nel campo, le luci dello stadio completamente accese, il boato da banshee (spirito che annuncia la morte, ndt) di 70,000 fanatici di football urlanti che risuona nelle nostre orecchie, non c'è niente lì. Nulla... nè attrezzature, nè luci, nè strumenti, nè palco, niente di niente eccetto l'erba verde sintetica chiaramente illuminata e per niente ospitale. Improvvisamente un esercito di formiche arriva da tutti i lati di quello che sembra essere il nulla. Ognuna rotolando un pezzo della nostra fune di salvataggio, la nostra terra nel campo. La cavalleria è arrivata. Quel che nel giorno di un concerto noi facciamo in 8 ore adesso viene fatto in cinque minuti. Incredibile. Tutto il nostro mondo è lì... speriamo. Ci raduniamo ad un paio di metri di distanza dal palco, ci mettiamo in cerchio con le mani al centro, dico poche parole coperte dalla folla e tutti intorno sorridono. Sono stato in un sacco di situazioni come questa, anche se non allo stesso modo, dove la posta in gioco era alta come questa, con queste persone prima d'ora. E' stressante, ma la nostra band è fatta apposta per affrontale... e sta tutto nel cominciare... così guerrieri felici ci stringiamo sul palco.

II
Il manager del palco della NFL mi dà il segnale dei tre minuti... due minuti... uno... c'è un ragazzo che salta su e giù per i settori del palco, per farli sedere tutti allineati sull'erba del campo... 30 secondi... stanno ancora provando tutti gli altoparlanti e le attrezzature... ci stiamo avvicinando! Le luci nello stadio si spengono. La folla esplode e il rullo di batteria di Max apre "10th Avenue". Sento una luce bianca disegnare il profilo mio e di Clarence per un attimo. Sento il piano di Roy. Dò un colpetto alla mano di C. Sto per lanciare la mia chitarra lungo un arco alto a Kevin, il mio tecnico di chitarra, perchè la prenda e ci siamo... "Signore e signori, per i prossimi 12 minuti porteremo la sacrosanta e possente forza della E Street Band nelle vostre belle case. Per cui... Riemergete dall'abisso del guacamole. Mettete giù le dita di pollo! E alzate AL MASSIMO il volume della tv! Perchè, certo, c'è solo UNA cosa che devo sapere: C'E' ANCORA QUALCUNO VIVO LA' FUORI?!"

Tutto ciò che so è che se mi eravate accanto, lo eravate. Mi sento come se fossi appena fatto un'iniezione di adrenalina diritto al cuore. Prima che uscissimo, avevo due principali preoccupazioni. Primo, che qualcosa potesse andare storto indipendentemente da me. Completamente scomparsa prima che salissimo sul palco. Stasera il nostro destino è nelle mani di molti, per cui non ha senso star lì a preoccuparsi. Secondo, ero preoccupato di ritrovarmi proiettato altrove e non presente in quel momento. Il mio vecchio amico Peter Wolf una volta disse che "la cosa più strana che puoi fare sul palco è pensare a quel che stai facendo." Questo è vero. Osservare uno da lontano mentre lotta per far vivere un momento è un'esperienza poco piacevole. L'ho avuta più di una volta. E' un problema esistenziale. Sfortunatamente, proprio quand'ero io al timone. Non significa che sarà un brutto show. Potrebbe essere un grande show. E' solo che potrebbe volerci tempo, qualcosa di cui stasera non siamo a corto. Quando succede, faccio qualsiasi cosa per spezzarlo. Stravolgo la scaletta, chiamo un audible (canzone non prevista, ndt), faccio un errore, qualsiasi cosa per entrarci "DENTRO". Questo è quello per cui avete pagato, ESSERE QUI ORA! La forza, il potenziale e volume del vostro essere presenti è una delle promesse base del rock and roll. E' l'elemento essenziale che trattiene l'attenzione del tuo pubblico, che dà energia, forma e autorità agli eventi della serata. E in qualunque modo ci arrivi in una determinata notte, quella è la strada che prendi. "C'E' ANCORA QUALCUNO VIVO LA' FUORI?!"... farà meglio ad esserci.

Sono in cima al piano (vecchi cari stivali). Scendo. Uno... due... tre, in ginocchio di fronte al microfono e rimango incurvato all'indietro quasi steso sul palco. Chiudo gli occhi per un momento e quando li apro non vedo nient'altro che il cielo blu notte. Non la band, non la folla, non lo stadio. Li sento e li avverto tutti sottoforma di un grande ammaliatore qual è il chiasso che mi circonda ma con la schiena quasi stesa completamente a terra non vedo nient'altro che un bellissimo cielo notturno con un'aureola formata dalle migliaia di stelle dello stadio ai suoi confini. Prendo parecchi respiri profondi e una calma scende su di me. Mi sento profondamente e felicementre "DENTRO".

Sin dal principio l'ambizione della nostra band è stata quella di suonare per tutti. Ci siamo riusciti sotto molti punti di vista ma non completamente. Il nostro pubblico rimane tribale... ossia prevalentemente bianco. Qualche volta, il Concerto dell'Inaugurazione, durante una campagna politica, nel tour in Africa del '88, in special modo a Cleveland col Presidente Obama, ho guardato verso il pubblico e ho cantato "Promised Land" per chi l'avevo pensata, giovani, anziani, neri, bianchi, marroni, di qualsiasi religione e classe sociale. E' a chi sto cantando oggi. Oggi suoniamo per tutti. Mi tiro su con il microfono e ritorno nel mondo, questo mondo, il mio mondo, quello con tutte le persone dentro e lo stadio, la folla, la mia band, i miei migliori amici, mia moglie ritornano velocemente sotto i miei occhi ed è "Teardrops on the city..."

III
Durante "Tenth Avenue" racconto la storia della mia band... e le altre cose [successe] "quando si cambiò registro nei quartieri alti"... Scorre in fretta, poi la scivolata sulle ginocchia. Troppa adrenalina, mi sono abbassato tardi, troppa velocità, arrivo Mike... BOOM! E finisco nella sua telecamera, l'obiettivo dritto nel petto e una gamba a penzoloni. Uso la sua telecamera per spingermi indietro e rialzarmi e... dillo, dillo, dillo, dillo... BLAM! BORN TO RUN... la mia storia... Qualcosa di luminoso e infuocato esplode dietro di me. Ho sentito che erano fuochi d'artificio. Non ne ho visto neanche uno. Solo quelli che esplodono nella mia testa. Ho il fiato corto. Cerco di rallentarla. Non succederà. Sento già la folla cantare le ultime otto battute di "Born To Run" oh, oh, oh, oh... poi dritti in "Working On A Dream"... la vostra storia... e la mia spero. Steve è alla mia destra, Patti alla mia sinistra. Riesco a cogliere un sorriso e il magnifico coro, i Joyce Garrett Singers, che erano dietro di me a Washington durante il Concerto dell'Inaugurazione è dietro di noi. Mi giro per guardarli in faccia ed ascoltare il suono delle loro voci... "che lavorano ad un sogno". Fatto. Attimi più tardi, filiamo a tutta velocità dritti in "Glory Days"... la fine della storia. Un'ultima festa immersa nel felice fatalismo e qualche risata col mio vecchio compagno, Steve. Jerry l'Arbitro non cade col culo per terra stasera. Sventola giusto la bandiera gialla di penalità per i 40 secondi esatti che siamo fuori tempo massimo... Tiriamo verso casa. Tutti quanti sono in linea adesso qui davanti. Con la coda dell'occhio, colgo gli Horns che alzano i loro strumenti in alto, la mia chitarra mi sta volteggiando intorno al collo e alla settima battuta, sto andando a Disneyland. Sono già in un posto che è in qualche modo più lontano e più divertente di quello. Mi guardo attorno, siamo vivi, è finita, ci abbracciamo e facciamo un inchino mentre il palco si stacca sotto i nostri piedi. E' di nuovo il caos per tutta la strada di ritorno verso la roulotte. Un brindisi... Alle nostre famiglie, amici, Jon, Georger, Brendan, Barbara, con Don Mischer, Ricky Kirshner, Glenn Weiss, Charles Coplin, e Dick Ebersol, la grande squadra che l'ha messo tutto insieme e la fine di una buona partita di football.

IV
La teoria della relatività tiene. Sul palco la tua eccitazione è direttamente proporzionale al vuoto sul quale stai ballando. Un evento al quale ho sempre guardato di traverso e che invece s'è rivelato essere di una sorprendente forza emotiva e di grande risonanza per me e la mia band. E' stato un punto elevato, un segno di un qualche tipo ed ha coinciso con il più grande show delle nostre vite lavorative. La NFL ha messo in piedi una festa celebrativa del tipo che noi non abbiamo mai messo in piedi per noi stessi (siamo troppo pignoli) con i fuochi d'artificio e tutto il resto! Nel mezzo della loro partita di football, ci hanno lasciato scolpire una piccola parte della nostra storia. Mi piace da morire suonare a lungo e senza esclusione di colpi ma si trattava di mettere 35 anni in 12 minuti... era questo il trucco. Cominci qui, finisci lì, questo è quanto. Questo è il tempo che hai per dare tutto quello che hai... 12 minuti... ti giochi tutto in pochi secondi. Il Super Bowl mi aiuterà a vendere qualche nuovo disco, che è quello che voglio perchè voglio che la gente senta a che punto siamo oggi. Probabilmente avrò qualche fan in più seduto e questo va bene. Abbiamo una bella vita da queste parti e mi piace far fare qualche buon affare alla mia casa discografica e ai promoter di concerti. Ma la verità è che la mia band rimane una delle più possenti in circolazione e voglio che lo sappiate, ve lo vogliamo mostrare... perchè noi possiamo.

Alle 3 di notte, sono ritornato a casa, tutti quanti si addormentano subito e si rimboccano le coperte nel letto. Rimango seduto nel cortile con l'entusiasmo ancora alle stelle, guardo di nuovo in alto verso quel nero cielo notturno, le orecchie che ancora mi fischiano... "Oh yeah, it's alright now." (Oh sì, va tutto a meraviglia ora, ndt)