"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

La mia foto
On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

maggio 19, 2009

I Think It's Just A Waste Of My Time

Piccola premessa. Il teatro (a differenza della lirica, che mi piace infinitamente) assai mal lo sopportavo da prima di iniziare questo corso, ogni volta che sono andata ad una rappresentazione mi sono inevitabilmente addormentata dopo 20 minuti e via dicendo. Mi ero però ripromessa di provare a lasciar perdere quel che pensavo del teatro in sè per concentrarmi su quelle credevo sarebbero state lezioni basate su Shakespeare, Moliere e via dicendo. Questo per dire che ci avevo anche provato, dannazione.
Però capita che le cose vadano in una certa maniera semplicemente per una questione di incompatibilità intrinseca, e che quindi tu non possa farci niente. Nella fattispecie, il professore che tiene questo corso si è rivelato essere completamente out of his mind, ha cominciato fin dalla prima lezione a parlare di cose astratte come navi e venti che uno sta lì a guardarlo (c'ha 70 anni, pensate un po') domandandosi inizialmente dove tutto quel discorso andrà infine a parare per poi concludere due ore dopo che non c'è un senso, e cominciando a chiedersi se sarà tutto così (sperando di no).
Per farla brevissima, dall'inizio di Maggio ho arbitrariamente deciso di non provare più a seguirlo, quando mi è girata ho messo in funzione il registratore del cellulare altrimenti niente, che tanto non aveva uno scopo, tutta la faccenda.
Ora è una settimana che, con l'avvicinarsi del fatidico 4 giugno, l'ho mandato proprio a farsi benedire, a lui, alle sue stupide assistenti e al corso. Perchè arrivi a dedurre che se uno se ne viene una bella mattina annunciando un esonero scritto alla fine del corso dopo dieci giorni, precisando che se uno lo fa e poi non gli va bene il voto o non lo passa non è che lo può rifare a giugno/luglio o settembre: no, deve aspettare MINIMO novembre. Come se uno non avesse altro da fare che starti dietro.
Ma il colpo di grazia se l'è letteralmente chiamato due giorni fa quando, con 33 gradi fuori, è venuto con il gilet, ha preso il microfono in mano e le sue assistenti si sono alzate a chiudere tutte le porte e le finestre che erano aperte, quando tra l'altro dentro l'aula c'erano circa 150 persone. Cioè, ti si è proprio fuso il cervello, caro il mio vento-del-teatro.

Dovevo a questo punto trovarmi qualcosa da fare per impiegare quelle due ore che avrei benissimo potuto impiegare dormendo (ma vabbè). Così, tra un pensiero e l'altro, lunedì mi è venuto fuori questo bellissimo disegno:
... Mentre oggi ho scritto una delle mie "song-without-music", che per la prima volta in a while m'è uscita con un inizio ed una fine (anche se ci ritornerò in futuro, casomai decidessi di farne qualcosa):

Can you explain me, mister, explain me what does it mean?
I'd just want to take a gun in my two hands
And shoot you right in your head
I just can't understand it, you're treating me so bad
Keeping on beating your hand on that damn desk
You're just making a crazy out of me
So, please, stop it now, because I'd get no other chance
If you won't, I'll be forced to pull the trigger

People ahead of me keep on turning their heads back
Searching for the guys beyond them who's talking so loud
Do me a favor, then, won't you, please?
Turn yourselves again, look at the professor, he doesn't care
He just goes on and repeats always the same fucking things
He pretends to be talking 'bout that theatre stuff
But all he keeps on saying is on the wind, the oak and a walk
So the last week I made a decision, and I've stopped followin' him.

Can you really blame on me, my friend, after all?
It's just sixteen days 'till I'll be right back on the road
I'm looking forward for that magic moment when I'll feel again the happiness
Of chasing my real life way down those dirty oldie roads.

maggio 16, 2009

Why So Serious?

Da un mese a questa parte ho come l'impressione di cambiare città più o meno ogni settimana, metereologicamente parlando: so, posso dire di esser stata a Seattle, New Orleans e adesso a Miami, mentre in realtà non mi sono mai mossa da Roma. Ma non era di questo che volevo scrivere.

Negli ultimi due giorni mi sono incazzata diverse volte, ovviamente per motivi che la gente normalmente ritiene stupidi o futili, come la pirateria (audiovisiva), Jay che non andrebbe bene alla batteria o un taglio di capelli. Mi è stato fatto notare che ci sono problemi ben più gravi, come la fame del mondo e stupidaggini del genere, che mettiamo in chiaro non è che pensi che non esistano, ma insomma, siamo onesti con noi stessi, chi ci pensa davvero nelle proprie 24 ore quotidiane? Quasi nessuno, ragion per cui risparmiatemi la predica, thanks.
Quindi la situazione ieri più o meno alle 7 pm era questa: avevo voglia di chiudere il pc, spegnere il telefono e rendermi irraggiungibile al mondo intero, come a dire: "Che cazzo, adesso mi avete scocciato, arrivederci e grazie!"; ovviamente la cosa era impraticabile, il pc mi serviva più tardi per seguire in diretta la setlist e a spegnerlo e riaccenderlo mi rompevo anche di più, ed il cellulare doveva rimanere raggiungibile altrimenti... be', correvo il rischio di trovarmi la polizia alla porta.
La prima risposta alla mia urgenza di staccare mi è stata suggerita, tramite una curiosa associazione di idee, proprio dal caldo, che mi ha riportato improvvisamente alla memoria quella magica serata del 25 Giugno dello scorso anno; così, senza perdere altro tempo, ho tirato fuori il dvd del concerto di Milano e l'ho messo su, e be'... c'è da dirlo?, Bruce funziona sempre a meraviglia, o perlomeno ha funzionato finchè non mi è cominciato a suonare ripetutamente il telefono, al che ho dovuto metter pausa senza peraltro decidermi a rispondere, chè quando sto incazzata sono capace di mandare le persone a quel paese tramite cornetta.
In tutto questo, si erano fatte le 8 e mezza, e dovevo decidere che farmene della serata: per esperienza sapevo di dover togliere quel benedetto dvd dal lettore, perchè la cosa sarebbe inesorabilmente degenerata fino al punto da ritrovarmi in piedi sul letto a cantare a squarciagola il Detroit Medley - situazione che se sei in un posto gestito dalle suore appare davvero incompatibile e rischi di inceppare in ammonimenti di vario genere.
Quindi, il problema si riproponeva: come farmi passare la pesante incazzatura non causandomi altri problemi con il mondo esterno? E la risposta m'è venuta leggera ed inaspettata davanti agli occhi, quando il mio sguardo s'è posato inconsapevolmente sulla fila di dvd tutti belli allineati (e qui ho solo metà collezione, eh) su un ripiano della libreria: ho cominciato a leggerne i titoli, come faccio sempre anche se li so tutti a memoria, finchè non sono arrivata all'estrema destra, la parte dove ci sono i miei nuovissimi amici, i Blu-ray, riconoscibili oltre che per il giro blu in cima alla custodia anche perchè sono leggermente più bassi dei normali dvd. C'è da dire che il nostro rapporto non era cominciato nel migliore dei modi, soprattutto per colpa mia, ero alquanto scettica sul reale miglioramento della qualità artistico/visiva e credevo fosse solo un leggero cambiamento in termini di definizione. Ovviamente mi sbagliavo, il Blu-ray è un qualcosa di ultra-sensoriale, ti dà un piacere quasi fisico, tangibile... insomma, niente di neanche lontanamente equiparabile al suo predecessore. Ed in più, grande cosa, il lettore Blu-ray legge anche i dvd normali, quindi non c'è bisogno di buttare tutto dalla finestra come nel passaggio tra videoregistratore e lettore dvd.
Divagazione cinefila a parte, scelgo di vedere The Dark Night, lo prendo e comincio a pensare al come fare per gustarmelo a dovere; il problema principale è che, causa ritorno di Bruce in Europa, ho dovuto tagliare tutte le altre spese, incluse quelle di un nuovo iPod e di un lettore Blu-ray, appunto, quindi l'unica maniera per guardarmi i miei film in HD è di usare il pc (e se vi sembra strano che uno compri il disco prima di avere gli strumenti per guardarlo, be', non ci sono forse persone che comprano biglietti di concerti prima di sapere se poterci andare o che hanno cinque o sei copie di uno stesso disco? Ecco, anche il cinefilo ha le sue manie, sappiatelo - il fatto che poi io stia in mezzo ad entrambe le categorie non fa che peggiorare la mia situazione finanziaria, ma tant'è, saranno anche problemi miei). Ora, siccome non voglio starmi seduta alla scrivania per due ore e mezza, devo trovare un modo per guardarmelo stando sul letto, ma come fare? Dopo vari tentativi sposto la tv più indietro sul frigobar e faccio posto al pc: okay, siamo pronti a partire!
Nelle seguenti due ore e mezza è libidine allo stato puro, il film è bellissimo di per sè, ma con la magia dell'alta definizione (è proprio il caso di dirlo) acquista un valore aggiunto, ti catapulta dentro l'azione e quando il Joker si rivolge al boss della Mob (sarebbe la mafia in americano) sibilando: "Why-So-Serious?", be', è come se lo stesse dicendo a te.
E così ieri sera mi sono ricordata con maggior veemenza perchè amo tanto il cinema, e perchè sono disposta a difendere il suo mondo fino allo stremo, qualunque cosa possa costare: "I happen to be in love with cinema", come dice Adrien Brody in un altro film, anche se tutti gli altri non ci credono (per niente o in parte), ma alla fine sono loro a non sapere ciò che si perdono. Perchè il cinema è lì, qualunque cosa accada, pronto a fornirti ciò che vuoi: commedia, dramma, thriller, giusto per rimanere ai generi. E' lì quando non c'è nessuno a darti ascolto, quando stai in rotta di collisione con tutto il mondo esterno e ne hai abbastanza di ogni cosa; è lì quando sei da solo lontano mille miglia da casa, quando ti verrebbe voglia di smettere di lottare e scegliere la via più semplice; è lì quando non hai niente da fare e decidi di rintanarti in una sala buia, non importa quale film stiano proiettando, qualsiasi cosa va bene pur di vivere nel tuo vero mondo, nella tua vera essenza. Il cinema è lì anche quando a te non serve, quando vorresti essere in un altro posto o magari ad un concerto, e non ci puoi andare perchè it's not that easy: e allora ti metti a guardare un film o entri in una sala vuota e te ne dimentichi, that's for sure, perchè... be', perchè la forza e l'unicità del cinema è anche questa, l'essere sempre presente dandoti la possibilità di non rimpiangere ciò che non hai. Ed è per questo che, alla fine dei conti, il cinema non morirà mai, nonostante tutti gli attacchi che ha ricevuto e sta continuando a ricevere, dai pirati ad una legislazione assai carente, per non parlare dei biechi tentativi di de-istituzionalizzarlo.

Il cinema non è solo ARTE, è VITA IN DIVENIRE, e come tale destinato all'IMMORTALITA'.

Che vi piaccia o no.

maggio 14, 2009

Well If I Could, I Swear I Know Just What I'd Do

Stamattina approfittando del primo giovedì libero dall'inizio di novembre e non volendo fare altro ho cominciato a vagare un po' senza meta in internet finchè non sono approdata sul sito della University Of Southern California, che per chi non lo sapesse è una delle più rinomate università di cinema del mondo (sì, proprio di cinema, non di certe stronzate tipo quella che sto facendo io adesso, pasticci e mixer di tutto e niente che servono solo a perdere ulteriormente tempo, ma vabbè).
A parte tutte le figate tipo il campus situato nel cuore di L.A. ed i corsi veramente specifici sul settore scelto, quello che mi ha dato l'esatta dimensione della distanza siderale tra gli Stati Uniti e noi poveri deficienti è stato il mini-saggio che bisogna scrivere ed inviare per poter essere presi in considerazione per l'ammissione. Consiste nella stesura di un elaborato di 500-700 parole su uno dei seguenti argomenti (preparatevi a strabuzzare gli occhi):

1. Denis Diderot, filosofo francese del 18esimo secolo, ha detto: "Solo le passioni, le grandi passioni possono elevare l'anima a fare grandi cose". Descrivi una delle tue passioni e rifletti sull'apporto che essa ha dato alla tua crescita personale.

2. Thomas Edison fallì molte volte prima di inventare con successo la moderna rete di luce elettrica. Disse, "Se per 10,000 volte qualcosa non funziona, non significa che ho fallito. Non mi scoraggio, perchè ogni tentativo sbagliato è soltanto un altro passo in avanti". Rifletti su un obiettivo che hai raggiunto in un modo diverso.

3. La Prima Legge del Moto di Newton afferma che un oggetto in movimento tende a conservare quello stato a meno che non intervenga una forza esterna a modificarlo. Raccontaci di un'influenza esterna (una persona, un evento etc.) che ti ha colpito e come essa abbia cambiato la tua direzione.

Il che, se uno ragiona COL CERVELLO e non con i piedi, sembra molto normale, trattandosi di una università che si occupa di arte e letteratura. Sillogismi a parte (a voi la terza frase), in Italia per essere ammesso ad un corso di laurea in lettere o in DAMS si deve passare, tra le altre cose, un fantomatico test di una ancor più fantomatica "cultura generale" tra le cui domande, insieme a robe della serie "Esponi il secondo principio di risoluzione di un problema riguardante i triangoli" (che cazzo me ne frega? Voglio laurearmi in lettere, non in matematica!) si trovano quesiti di ALTA caratura morale come: "Chi è il vincitore dell'ultima edizione del Grande Fratello?" o "Quante squadre di serie A retrocedono in B?".

Capite bene l'intollerabilità della situazione, e lo schifo di paese in cui viviamo.

Più ci rifletto e più mi convinco che devo andar via di qui.

Meglio che vada a finire di scrivere l'essay, va (a proposito, ho scelto la traccia n. 3, that's for sure)

Stay hard.

maggio 11, 2009

People Stay Just A Little Bit Longer...

Roma, Italy - 10 Maggio 2009

Jackson Browne è probabilmente la seconda persona di un certo peso musicale più umile di tutto lo show biz; non ha mai avuto enorme successo di pubblico, soprattutto in Europa, e, a giudicare dal tipo di gente che sedeva in platea ieri sera, per la maggior parte quelli che lo conoscono sono dei nostalgici che hanno passato i 55 anni e ricordano con affetto e nostalgia i loro verdi anni (insomma, è gente che ha fatto il '68 e giù di lì). Va perciò da sè che il massimo a cui possa aspirare, dal punto di vista concertistico almeno, è di girare l'Italia nei piccoli auditori e teatri, roba da 1000/1200 posti come per l'appunto la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco Della Musica (che comunque, c'è da dire, era abbastanza piena). Tuttavia la semplicità e la passione che lo animano sono come minimo esemplari, e dovrebbero servire da lezione a tanta gente che gira ultimamente e che ha il coraggio di chiedere cifre astronomiche per un concerto che... Ma lasciamo stare, evito la polemica e vado avanti.
Mentre ero lì ad aspettare che cominciasse, sono rimasta completamente incantata a fissare il palco, e la sala in generale; ci ero già stata alle proiezioni stampa durante la Festa Del Film di Roma lo scorso ottobre, perciò la conoscevo, ma quello che mi ha lasciata lì per dieci minuti buoni è stato tutto l'ambiente: niente mi potrà mai togliere dalla testa che il Capitol Theatre di Passaic era, se non uguale, assai simile alla sala, ed il solo pensiero mi ha dato più di un brivido d'emozione. Spesso mi ritrovo a pensare che, da un lato almeno, sarebbe stato meglio se Bruce e la band non avessero avuto tutto questo successo, perchè così avrei avuto l'occasione di vederli suonare in questi posti così raccolti, così intimi, ed un loro concerto sarebbe valso sicuramente di più.
Tant'è, mentre ero assorta in questi pensieri molto profondi ecco che di colpo si abbassano le luci e Jackson e la band escono fuori, in fila indiana, dalla porta laterale (!); lui saluta il pubblico in italiano, attacca il jack alla chitarra (!!!) e parte Boulevard. Dopo qualche canzone di repertorio, comincia il breve set, di quattro canzoni, dal nuovo album, Time The Conqueror, ognuna introdotta da una piccola presentazione (ed anche qui, reminescenze springsteeniane mi sono tornate prontamente alla mente... vi ricordate del: "We were out in the desert, driving... driving home through Nevada..."? Eh sì, bei tempi), per portare un po' di strade californiane in quella che lo stesso Jackson ha definito "the most beautiful city in the world, besides L.A.... Altough there is a part of Rome very very similar to L.A., so maybe I'll be write a song about!". Ha raccontato di una volta che gli si è fermata la macchina a 80 miglia da Los Angeles, e per passare il tempo ha acceso la radio e s'è messo a scrivere, oppure dei primi tempi in cui di notte vagava da un locale all'altro pur di suonare, salvo poi ritornare a casa e dormire per tutto il giorno o stare in spiaggia fino al tramonto. Il pubblico è stato ad ascoltare in religioso silenzio, interrompendolo solo di rado per qualche urlo al nome di L.A. (probabilmente l'unica cosa che la maggior parte dei presenti capiva xD), ma nondimeno applaudendo calorosamente alla fine di ogni canzone.
Dopo i venti minuti abbondanti di pausa, è arrivato il momento di un piccolo ma intenso set acustico, in cui al piano Jackson ha suonato, tra le altre, For A Dancer e Fountain Of Sorrow, e poi, ritornata la band, è stato il turno di una dolcissima Late For The Sky, che avevo tanto sperato facesse e che è venuta fuori una meraviglia (lui era ancora al piano, e ad un certo punto s'è scordato due parole... momento che mi ha toccato particolarmente, ha avuto un gesto di stizza tenerissimo! - ah, quando non ci sono i telepromoter...). Da lì è stato un crescendo di emozioni, da Goin' Down To Cuba ("We have to ask for a special permission to get there! Maybe you Italians too!") a Doctor My Eyes, per finire alla grande con The Pretender e Running On Empty, la Born To Run di Jackson, con le luci in sala tutte accese e, finalmente, gran parte del pubblico (sempre seduto) a cantare.
Dopodichè ha salutato e sono usciti di nuovo; solita sequenza di applausi, qualche sporadico grido ed ecco di nuovo tutti on stage, per l'ultimissimo bis, che solo da un mesetto a questa parte si è aggiunto alle scalette e che un buon Springsteeniano dovrebbe conoscere: I Am A Patriot, per questo ruolo ampliata a dismisura e portata avanti per una decina di minuti abbondanti. Su questa canzone è avvenuto infine il miracolo: tutti quanti si sono alzati e si sono portati sotto il palco, rompendo definitivamente quell'atmosfera un po' da concerto lirico che si era creata e rendendo la cosa un po' più simile ad un concerto rock. E così il caloroso pubblico romano ha dato dimostrazione di non essere solo educato, ma anche - e soprattutto - pronto al divertimento e alla partecipazione attiva: si battevano le mani a tempo, si cantava qualcosa di simile a quello che la band diceva e lo show raggiungeva il suo punto più alto in tutti i sensi.
Finita questa, era giunto il momento di andare: tutti lo sapevano anche se nessuno lo diceva; I Am A Patriot, da quando è stata aggiunta in coda, ha sempre concluso il concerto, e quindi...
Ma nel mondo del rock che piace a noi i "sempre" ci piace trasformarli in "quasi sempre", quando è possibile, e perciò a furia di richiamare Jackson sul palco alla fine ci siamo riusciti: quasi imbarazzato, ma di certo contento e soddisfatto per questa reazione popolare, è tornato on stage e si è seduto al piano, mentre dal pubblico cominciavano a volare nomi di canzone stile request ("Uh? Take It Easy? But I can't play it on the piano, it needs the guitar! xD"). Alla fine ha deciso per un medley, per accontentare un po' tutti, ha richiamato la band ed ha spaziato da Looking East a Redneck Friend passando per Before The Deluge e Take It Easy e concludendo con una strepitosa Stay che da sola è durata più di cinque minuti, con tanto di reprise e parte cantata solo dal pubblico, ormai completamente dentro la musica non solo con la presenza ma anche con la testa.
E' stata la giusta apoteosi per un concerto stupendo, un concerto old style per un songwriter che meriterebbe molta più attenzione di pubblico di quanta non ne riceva e che ha portato con grande stile e leggerezza un po' di quel "Californian sunny side of America" nelle nostre confusionarie e troppo incasinate vite metropolitane. In fondo, qualche volta, potremmo anche pensare di prendere la macchina e correre da Frisco a L.A. con i finestrini aperti, il sole sulla nostra pelle e la radio che passa: "We may lose and we may win, but we will never be here again, open up, I'm climbin' in to take it easy!"