"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

La mia foto
On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

luglio 28, 2009

My Love Will Not Let You Down

Perchè a Roma è entrato sulle note di "Once Upon A Time In The West";
perchè "Ma era completamente scatenato!";
perchè "Vanessa, sono stanca";
perchè ha fatto ritardo sul ritardo;
perchè per dieci giorni siamo stati in tour con lui;
perchè "E il braccialetto rosso a che serve?";
perchè a Roma il pit era una mandria di bufali;
perchè gli amici Greci meriterebbero davvero una Sua visita;
perchè possiamo ribaltare i sedili e dare un party nella tua Cadillac Rosa;
perchè ci vediamo sempre fuori in strada;
perchè My City Of Ruins l'ha chiesta Colombati, ma quell'avanti, rialzatevi l'abbiamo urlato tutti quanti;
perchè abbiamo capito che è anche una questione genetica;
perchè Thunder Road l'ha suonata a Roma, e non è un caso;
perchè ci diamo appuntamento negli spazi senza fine;
perchè abbiamo tutti un cuore affamato, anche chi dice di no;
perchè le parole esatte di Travellin' Band mica le sapevamo tutti, ma abbiamo cantato e saltato lo stesso;
perchè il duetto finale su My Hometown... anche quello, da brividi, per il suo significato;
perchè c'è tanta gente rimasta con la testa al 1985, ma anche al 2003;
perchè lo stadio di Torino tremava tutto durante Twist & Shout;
perchè come al solito, due cuori sono meglio di uno;
perchè l'Osservatore Romano ha detto che Bruce "è l'essenza del rock";
perchè American Skin a Udine è stata uno schiaffo a tutti i leghisti, ed è stata sentita dal pubblico come personale;
perchè abbiamo ascoltato la miglior versione EVER di Streets Of Fire;
perchè Bruce s'è fatto una gran risata a Roma quando ha visto mille signs per Drive All Night, ma a Torino quando ha estratto dalla seconda busta (su tre) un'altra volta quella song le parti si sono invertite;
perchè su Backstreets ho chiamato una persona, e quando mi ha riattaccato a metà song ho capito di aver fatto la scelta giusta;
perchè The Rising potrebbe essere Long Walk Home, e vabbè;
perchè "Un po' di rispetto per chi lavora!";
perchè "Ragazzi, spostatevi dall'altra parte della strada" "Ma c'è il sole...";
perchè i Torinesi non sanno calcolare le distanze;
perchè la prossima volta Bruce lo faranno suonare in Trentino;
perchè tutti si aspettano il parlato a metà Growin' Up, e quando lo fa sul finire di Backstreets in 40,000 abbiamo trattenuto il respiro e strabuzzato gli occhi;
perchè se c'è qualcosa che ti serve, e non ce l'hai, non startene lì seduto prendendola a male: avanti, alzati, fai uno sforzo e alza la mano... e, insomma, lo si è visto;
perchè Bruce in Italia non capisce veramente più niente, e succede solo qui;
perchè in queste tre tappe si sono aggiunti molti nuovi blinded by The Light;
perchè noi siamo di "orientamento politico e religioso Springsteeniano" [cit. Ale];
perchè "Lunedì vanno in vendita i biglietti dello Spectrum!!!";
perchè "Una cosa dovevamo fare..." e non l'abbiamo fatta, ovviamente;
perchè i giornalisti hanno scritto le recensioni degli shows basandosi sulle setlist scritte prima (ahahah, che ridere);
perchè i braccialetti Italiani sono i migliori in assoluto;
perchè la security ha finalmente capito come si gestisce l'ingresso per il pit, sperando che the next time around se ne ricordi;
perchè "Forse Bruce torna in Europa a Novembre!? ;
perchè ovviamente, Bruce è senza voce e tira fuori Born In The U.S.A., e Big Man non ce la fa più ed esegue un solo stupendo su Drive All Night;
perchè Steve si spaventa di una farfalla e prende a botte Bruce con un materassino gonfiabile;
perchè a Max piace tanto Land Of Hope And Dreams, ma Bruce non gliela fa suonare;
perchè dopo aver accompagnato Clarence, e fatto scendere la band, Lui è tornato da noi, si è inchinato e ci ha salutati ancora;
perchè quando è partita Something In The Night sono per un attimo tornata indietro a Marzo, e ancora una volta ho avuto conferma della grandezza di Bruce;
perchè a tutti è capitato di alzare il volume della radio per non pensare;
perchè c'è stato un boato sul finire di Sherry Darling: "Hey, hey, hey, what you say, Sherry Darling?";
perchè figliolo, devi fare qualche soldo se vuoi prendere la macchina per andartene in giro domenica prossima. Non sono andato a lavorare, ho detto al capo che ero malato: "Non puoi prendere l'auto perchè non hai fatto un cavolo!" - Chiara saprà a cosa mi riferisco;
perchè l'ultima strofa di Be True... lasciamo stare;
perchè "Sorridete!" e la foto prendeva un piatto e le nostre mani attorno - e, in caso dubitaste, abbiamo sorriso;
perchè come qualcuno ha saggiamente detto, non puoi costringere qualcosa di così grosso in una categoria sotto la voce "divertimento", e fingere che la tua vera vita sia quella che gli altri chiamano "quotidianità";
perchè in the end tutto è destinato all'oblio, tranne le emozioni, le lacrime, gli abbracci;
perchè ci siamo incontrati grazie a Bruce, ed è uno dei più bei regali che mi potesse fare;
perchè "Ormai siete proprio nel giro";
perchè tramps like us, we were born to run non mi è mai sembrata così vera come in questi dieci giorni;
perchè ci sono volte in cui vorresti mandare tutto a farsi fottere, ma poi quando senti per l'ennesima volta: spazza via tutti quei sogni che ti distruggono, spazza via tutti quei sogni che ti spezzano il cuore, spazza via tutte le bugie che ti lasciano con niente in mano, ma sperduto e con il cuore in mille pezzi ti si muove qualcosa dentro e finisci inevitabilmente per crederci di nuovo, ancora di più;
perchè in queste notti ho chiuso gli occhi e ho sentito così tanti amici intorno a me nella luce della prima sera;
perchè ad Udine ho avuto un dialogo muto con Bruce, io che quando l'ho incontrato non sono riuscita a spiacciare parola, ed è stato straordinario e devastante sentire dentro di me che Lui, quando mi guardava, capiva che se ero lì a saltare e gridare ininterrottamente era per dirgli soltanto "Grazie", per tante, troppe cose che inevitabilmente finiscono per perdersi nel cuore di un momento, sommerse da un insieme di emozioni e di parole che probabilmente non hanno neanche un senso; ma lì, durante il concerto, quando i nostri sguardi si incrociavano, sapevo che stavamo parlando, in un qualche modo nascosto e segreto, e questo, permettetemi di dirlo, vale molto più di qualsiasi frase o parola messe insieme per davvero;
perchè c'è una e una sola verità: il mio amore non ti abbandonerà mai.

La notte vado a letto, ma non riesco a dormire
Ho qualcosa che mi corre senza sosta per la testa, che non riesco a fermare
Nel silenzio sento il battito del mio cuore, il tempo che vola via
Ho un bomba ad orologeria che segna il tempo dentro di me
Ti devo spiegare cosa voglio dire
Continuo a cercarti, mia cara, a cercarti ovunque io vada
E quando ti avrò trovata ci sarà solo una cosa che dovrai sapere
Una cosa che devi sapere

Il mio amore non ti abbandonerà mai
Il mio amore non ti abbandonerà mai

Di notte cammino per strada in cerca di una bella storia d'amore
Ma vado sempre a finire in una sorta di trance
Cerco un legame in qualche sguardo nuovo
Ma sono tutti impenetrabili a causa dei troppi sogni svaniti
Ti vedo nella stanza che te ne stai lì a guardarmi senza dir nulla
Be', mi farò largo tra tutta quella folla, buttero giù tutti i tuoi muri
Butterò giù tutti i tuoi muri

Il mio amore non ti abbandonerà mai
Il mio amore non ti abbandonerà mai

Be', tieni ancora duro, mia cara
Tieni ancora duro, per amor di Dio
Perchè ho fatto una promessa a me stesso di cui non ho paura
Non ho paura di mantenerla

Il mio amore non ti abbandonerà mai
Il mio amore non ti abbandonerà mai

P.S.: le parole sono sempre limitative, è vero, quindi se scrivo un semplice "grazie" sapete che voglio dire molto, molto, molto di più; and so, grazie a tutti i miei compagni di viaggio: Chiara, Oriana, Gigi, Mattia, Gloria, Maurizio, Lorena, Manu, Ale, Fabri, Jack, Silvia, Beck, Marco, Orso, Maryland, Bianca, Armando, Gian, Cri, Vale, Valentina, Marta, Alessandra, Rob, Lothar, Claudio, Erminia, Giulio, tutti i Lohaders che ho intravisto e di cui non ricordo il nome e i transennari con cui ho condiviso le tre interminabili (ma premiate) code. Senza di voi, tutto questo non sarebbe successo... See you further on up the road, brothers & sisters!

luglio 12, 2009

Wreck This Cold & Wet Dump, Too!

Per una volta potrebbero anche bastare solo i numeri: 3 shows, 86 song complessive e 54 diverse per un totale di più di 9 ore di concerto servono a confermare - a chi avesse ancora qualche dubbio - la straordinaria grandezza e l'immensa forza di quella che oggi (così come venticinque anni fa) è certamente la più grande rock 'n' roll band che gira per questo mondo.
Spesso parlando con chi non è Springsteeniano vengono fuori affermazioni del tipo: "Ma che senso ha farsi tre date consecutive nella stessa città? Voglio dire, non è sempre lo stesso concerto?" a cui si potrebbe rispondere dicendo semplicemente: "Ed è questo il bello". Sì, perché se c'è un qualcosa di più che rende l'attuale tour migliore del precedente (ed era impresa assai ardua, da principio), è proprio il fatto che non riesci a stancarti, neanche per un minuto, di star lì a guardare questa allegra banda di ragazzini cresciuti insieme suonare come se fosse la cosa più importante della terra. Lo show che stavolta Bruce ha messo su è molto più compatto e carico di significante rispetto all'ultima parte del Magic Tour (che si era trasformato in una sorta di "Play Any Song"), ha i suoi spazi codificati in cui ti fa pensare, riflettere su un qualcosa che, a questo giro, è rappresentato dalla crisi economica - con i suoi effetti - che sta pesando su tutto il pianeta, e che ha toccato per primi proprio gli Americani. Così, ogni sera, Bruce ci prende quasi in disparte e ci racconta essenzialmente tre storie, tre diverse facce di uno stesso problema: chi ha preso tutto ciò che aveva, ha viaggiato verso il Texas nella speranza di trovare un lavoro ma poi è finito a “congelarsi il culo nel parcheggio di una falegnameria” (Seeds); chi, invece, lavorava in un concessionario ma s’è ritrovato disoccupato quando la crisi lo ha fatto fallire, ed allora ha cominciato a bere sempre di più finché una sera, ubriaco, per sbaglio non ha ucciso un uomo (Johnny 99); ed, infine, troviamo un uomo che vaga sulle tracce del fantasma di Tom Joad (il quale, nel grande romanzo di John Steinbeck, partiva con la sua famiglia verso la California nell’America della Grande Depressione), uno che lavora da mattina a sera in una fabbrica di carbone per sfamare i propri figli (Youngstown) o, ancora, uno che vede fallire il proprio matrimonio come ultima conseguenza del suo licenziamento (The River). Storie vere e tristemente attuali, insieme costituiscono un nodo forte dello show insieme alla canzone che le precede, Working On A Dream, la quale solo a prima vista non c’entra niente e sembra fuori luogo; ma tra le piaghe del motivo semplice, si celano linee di pensiero che partono da ben lontano, da quella Promised Land che risuonerà più tardi come un mantra nello stadio gremito (“Spazza via tutti quei sogni che ti distruggono/ Spazza via tutti quei sogni che ti spezzano il cuore/ Spazza via tutte le bugie che ti lasciano con niente in mano, ma sperduto e con il cuore in mille pezzi”); sì, perché anche il protagonista della title-track dell’ultimo album comincia a lavorare all’alba e finisce quando è già sera, ma non si scoraggia perché, “anche se sembra che i problemi rimarranno qui per sempre”, sta lavorando ad un sogno, e sa che “un giorno diventerà realtà”.
Messo da parte il “recession-pack”, il resto del concerto è un crescendo di emozioni, amplificate stavolta da un intelligente mescolio di carte che ha fatto di Badlands una canzone di apertura e di Born To Run quella di chiusura del set principale. O almeno questo era lo scenario che ci si aspettava dopo che il primo leg Americano aveva esordito e chiuso più o meno così (qualche rara eccezione aveva visto Cadillac Ranch fungere da conclusione ai primi 20 brani).

Ma ovviamente Bruce non è tipo da mantenere le cose sempre uguali.

Il 4 Giugno è una giornata piovosa, fa freddo e, quando entriamo nello stadio, non solo sembra non voler smettere, ma preannuncia una platea piuttosto vuota e assai riluttante a seguire le due ore e tre quarti di show che ci si aspettano dalla E Street Band; la maggior parte della gente arriva pochi minuti prima delle otto, occupa i propri posti (per lo più seduti, e quindi al coperto) e rimane a riscaldarsi tra sé in attesa dell’inizio del concerto, che parte poco dopo in maniera alquanto inaspettata: al posto del carillon a cui eravamo ormai abituati, viene fuori il solo Nils con un invidiabile dolcevita nero e quella che poi scopriremo essere la fisarmonica di Charlie, ed inizia a suonare una melodia che qualche svedese riconosce e ci dirà essere la canzone di Pippi Calzelunghe (in città c’è pure una sorta di parco giochi per bambini a lei dedicato, a quanto pare è di queste parti), scenetta che si ripeterà anche nelle due seguenti serate e che fa da invito d’ingresso al resto della E Street, la quale si presenta sul palco tutta in tenuta anti-pioggia, con cappelli e sciarpe, Bruce compreso (anche se la sua finirà in terra dopo le prime tre canzoni, e non la rivedremo più fino alla fine) – d’altra parte non c’è da stupirsi, la temperatura si aggira intorno a 10 preoccupanti gradi. Ed eccoci qui, tutti bagnati fradici e infreddoliti, in attesa di cominciare a saltare per poterci scaldare, fremendo per l’inizio in picchiata di Badlands... e però non è la batteria, a darci il via, perché Bruce si avvicina al microfono e lentamente comincia: “Long as I remember, the rain has been falling down...”, lasciando tutti sorpresi. Okay, a mente fredda uno ci poteva anche aver pensato, a Who’ll Stop The Rain, però magari sarebbe uscita nei bis, o durante lo spazio-request, di certo non in apertura, non questa volta che Badlands non la scansa di lì nessuno... sì, certo, come no. Con una mossa ci ha conquistati tutti, immediatamente. Lo show è andato avanti veloce, con una Prove It All Night grandiosa che diventa un inno alla nostra resistenza sotto l’acqua, e poi I’m Goin’ Down bella tirata, una Cadillac Ranch stile ’85 con Bruce, Steve, Nils e Gary tutti allineati (anche se scombinati), una Because The Night con effetto straniante eseguita alla luce del giorno e una Wild Thing che ha un po’ sorpreso lo stadio. Ma anche le nuove canzoni fanno il loro figurone, soprattutto Outlaw Pete (che Bruce recita alla grande, modulando la voce a seconda di ciò che canta e calandosi un cappello sugli occhi nella parte cruciale), The Wrestler (semplicemente da brividi) e Kingdom Of Days (tutt’altra storia rispetto alla versione su disco, nel contesto live è bella potente e ruggente, farebbe grandissima scena accanto a brani tipo My Love Will Not Let You Down o I Wanna Be With You). Nei bis risalta il ritorno di Land Of Hope And Dreams, che tira un po’ le somme di tutto il discorso, con quel suo invito iniziale a lasciarsi le difficoltà alle spalle e guardare avanti, con fiducia, perché “domani splenderà di nuovo il sole, e tutta questa oscurità sarà solo un ricordo...”. Dopodiché ecco American Land, canzone che mantiene il suo posto “di chiusura” e di presentazione della band, sul finire della quale Bruce, nel saltare giù dal palco, fa un mega capitombolo che per qualche lungo secondo fa trattenere un lungo respiro all’intero stadio, finendo completamente disteso per terra; ma, mentre il fido Nils va subito ad accertarsi delle sue condizioni, lo vediamo rialzarsi anche piuttosto divertito, cosicché lasciamo andare anche noi una risata liberatoria. Prima di chiudere c’è ancora spazio per Glory Days, Dancing In The Dark (che insieme formano una coppia incredibile) e una short version di Twist & Shout, ormai classica nei set svedesi, in memoria di quella memorabile che back in 1985 fece crollare una parte dello stadio di Gothenborg. “See you tomorrow!” urla Bruce alla fine, e lo stadio risponde con un fragore, prima di ritirarsi in fretta per andare ad indossare finalmente qualcosa di caldo.

Il giorno dopo non piove ma c’è un freddo micidiale, temperatura che da noi in Italia si raggiunge a gennaio, tanto che un’oretta prima dell’inizio del concerto comincia a cadere qualche fiocco di neve per venti minuti buoni. Tuttavia c’è molta più gente ovunque, pit compreso, si vede che gli svedesi sono abituati al freddo, e così nell’attesa c’è anche spazio per qualche scenografia (non molto ben riuscita, a dire il vero). Ma tutto passa quando di nuovo, alle otto e qualche minuto, Nils se ne sale tutto solo soletto sul palco e riattacca il motivetto tradizionale svedese; la band esce, Bruce imbraccia la telecaster e, per la seconda volta, il mondo finisce già alla prima canzone. Nello stadio ammutolito risuonano solitarie 15 note elettriche, prima che entri la batteria a stendere tutti quanti: è Downbound Train, dio solo sa da quanto tempo la volevo sentire, e dio solo sa che effetto abbia avuto in quel momento, con un coro fenomenale che si alza immediatamente dopo aver riconosciuto il brano; e se il buongiorno si vede dal mattino... Arrivati alle richieste, Bruce tira su un sign molto simpatico che recita pressappoco così: “Come sta il didietro?” (in riferimento alla caduta del giorno precedente), prima di dare il via ad un trittico straordinario: Growin’ Up, Thunder Road e, sorpresa delle sorprese, Queen Of The Supermarket (alla prima esecuzione in assoluto), il cui cartello fatto a mo’ di barchetta di carta viene depositato dallo stesso Bruce sulla testa di una bambina in pedana laterale che poco dopo canterà Waitin’ On A Sunny Day. Una delle tracce più belle dell’ultimo lavoro, dal vivo è ancor più tenera e dolce e, insieme con Thunder Road, forma un duo che non andrebbe mai separato. Ma le sorprese non sono ancora finite e così, dopo The Promised Land, ecco arrivare una maestosa e superba Lost In The Flood, molto indicata vista la pioggia del giorno prima. “The ragamuffin gunner is returin’ home, like a hungry runaway...” attacca Bruce e tutto lo stadio si ammutolisce in un secondo, rimanendo in religioso silenzio ad ascoltare fin quando il piano non sfuma completamente. Bruce è al massimo della forma, la sua voce profonda scava nelle pieghe delle parole, Roy fa come sempre la sua porca figura e Jay se la cava alla grande. Alla fine parte un lungo applauso, che si spegnerà sul rullo di batteria della miglior Radio Nowhere di sempre. Per i bis le nuvole vanno via, così che dal palco Bruce riesce a scorgere la luna piena che sorge, approfittandone subito e riportandoci ancora al BITUSA Tour: “The night was bright, and the moon was yellow...” sussurra, prima di tuffarsi nuovamente in Glory Days; segue la migliore versione del Detroit Medley che io abbia mai sentito dal vivo, con il Nostro completamente fuori controllo che aggiunge, prima della chiusura affidata come copione a Devil With The Blue Dress On, una porzione di Land Of 1000 Dances, come nel Darkness e nel River Tour. Prima di darci il saluto finale (“See you on Sunday!”), c’è ancora tempo per un altro giro di danze, stavolta nell’oscurità.

L’ultimo concerto si presenta già dalla giornata come il migliore dei tre, con un sole che splende fin dalla mattina ed una temperatura finalmente tollerabile, intorno ai 15 gradi; probabilmente questo verrà ricordato anche per uno dei soundcheck più interattivi dell’intera carriera di Bruce: verso le quattro e mezza del pomeriggio, mentre eravamo in fila per entrare nel pit, all’improvviso da dentro lo stadio si alza un rullante di batteria, e subito dopo una voce; dopo qualche attimo di stupore riconosciamo Boom Boom, il classico di John Lee Hooker che era fisso in scaletta nel tour di Tunnel Of Love, seguito subito dopo da Back In Your Arms, Surprise, Surprise e, dulcis in fundo, Fade Away, che riconosciamo solo al momento del ritornello, perché nonostante la stessimo cantando insieme continuava a sfuggirci il nome della canzone. Ed è proprio nel mezzo di quest’ultima che Bruce si interrompe e comincia a “parlare in musica”, come faceva spesso in passato; rimaniamo in ascolto col fiato sospeso, e quando lui sussurra: “Have you ever felt a love that you've had slipping away?”, non pensando che ci sia qualcuno lì ad ascoltarlo, noi da fuori rispondiamo con un boato incredibile che, cosa ancor più assurda, riesce ad arrivare alle sue orecchie tanto che lo sentiamo rispondere con un divertito: “That’s right...”. Oh sì, si preannuncia un finale con il botto!

Così, tre ore dopo, con il sole che non fa notare quando le luci si spengono, eccoci lì, stavolta in pedana, per l’ultimo concerto in terra svedese, che si apre con l’ormai fisso Nils alla fisarmonica; la band esce, Bruce pure, ma, un momento, dov’è Clarence? Dopo un attimo di scompiglio generale, lo vediamo uscire da un altro ingresso, appoggiato al nostro; come? perche? ci si chiede, ed ecco che a frugare ogni dubbio sopraggiunge No Surrender, con un’aggiunta in più: stile Milwaukee dell’anno scorso, sui pannelli dietro la band compaiono delle bellissime fotografie della band periodo 1978-1985, che abbinate alla canzone mandano un messaggio più che chiaro (“Abbiamo fatto una promessa, abbiamo giurato che le avremmo sempre tenuto fede: nessuna ritirata, piccola, nessuna resa”). Poco dopo ecco la prima sorpresa della serata: The River, al suo debutto in questo tour, fa il suo ingresso trionfale, con un outro solitario di Bruce che mette i brividi all’intero stadio; tra le request, spazio ad una possente ed epica Trapped prima che il mago tiri fuori dal suo cilindro le sue carte migliori. Fade Away è la prima, accolta da un boato enorme (era dal 5 Marzo 1981 ad Indianapolis che la E Street Band non la eseguiva) e da una standing ovation al suo termine: versione che rimarrà nella memoria di tutti i presenti, con il Nostro che, durante l’intro parlato, ad un certo punto cade inginocchiato per terra supplicando la sua donna e battendosi un pugno sul cuore, e un finale in un crescendo collettivo, finché, con un cenno della mano, Roy non comincia a diminuire il volume del piano e la voce di Bruce non si trasforma in un dolce e lentissimo sussurro. Uno di quei punti in cui vorresti che il tempo si fermasse per darti il tempo di realizzare ciò che hai appena visto. Ma lo show non si ferma, il tempo di imbracciare una telecaster e mostrare un pacco regalo che recita, semplicemente: “Surprise!”; detto-fatto, qualche nota di solo e lo stadio è tutto in piedi a saltare per una resa live da paura, tirata e carica al punto giusto, tanto che viene da chiedersi perché non assegnarle un posto fisso in scaletta, vista anche la partecipazione con cui il pubblico la canta, soprattutto la parte finale (“E nell'oscurità del mattino, mentre il cielo lotta per risplendere, possa il sole che sorge accarezzare e benedire la tua anima per sempre”), indirizzata all’unisono e in perfetta sincronia verso una ed una sola persona. Gli encores si aprono con l’armonica di Thunder Road (al posto di Hard Times, che forse farebbe meglio a venir messa da parte: bella, ma assai poco adatta alla E Street Band e poco funzionale ad aprire la parte più scatenata del concerto), e subito si capisce di potersi aspettare un finale da ricordare: con Clarence che rimane sul palco a fare il suo gran solo, tocca a Steve fare da contraltare a Bruce nella sua corsa immaginaria verso l’estremità del lungo corridoio laterale, come a voler abbracciare l’intero stadio, sulle note di una canzone che è, come l’ha definita il suo stesso autore, “un grande invito, al pubblico e a me stesso. A tutti coloro che sono interessati... Il mio invito a percorrere un lungo viaggio, molto terreno”. Segue Jungleland, perfetta nella sua esecuzione, in un trittico sublime cominciato con Born To Run a chiusura del main set; dopo American Land c’è spazio per una Ramrod rispolverata da poco e suonata senza grandi orpelli (e per questo molto più di effetto rispetto alla versione davvero troppo lunga del Rising Tour) e per l’ennesima ma sempre potente e coinvolgente Dancing In The Dark (che colleziona tre presenze su tre show): Bruce salta di continuo e non accenna a smettere, coinvolgendo e convincendo ogni singola persona seduta ad alzarsi e seguirlo. E, mentre le ultime note sfumano, emerge un cartello dalla folla: “Non romperti il culo, rompi questa discarica!”, che, come ogni buon svedese sa, si traduce immediatamente e inesorabilmente in Twist & Shout, suonata questa volta nella sua “extended version”, con il Nostro nei panni di un direttore d’orchestra coi fiocchi che dirige a suo piacimento il pubblico, facendo ripetere gorgheggi a non finire e giocando ad alzare ed abbassare la voce (imitato prontamente da tutti). Va avanti, e avanti, e avanti, e avanti, e sembra davvero che questa magica notte non debba finire più, che andremo avanti “all night long” a ballare e a cantare, ubriachi di vita, riportati come per incanto all’anno di grazia 1985. “Grazie, Stoccolma, siete sempre nei nostri cuori!” grida Bruce una volta ritornato sul palco, prima di alzare in alto la chitarra, il suo scettro personale, e urlare, con tutte le ultime energie e l’ultimo filo di voce che ha a disposizione dopo tre ore e dieci di concerto: “We’ll see you again!”.

Riceve un boato spaventoso di risposta: perché noi ne siamo convinti, la storia non è ancora finita, presto ci ritroveremo ancora tutti insieme qui, a ballare nell’oscurità, cantare di una terra promessa, pronti per correre verso la nostra prossima meta.

Dopo il concerto del 5 giugno:

In pedana laterale per il concerto del 7 giugno: