... E anche abbastanza schifoso, se dobbiamo dirla tutta. Che qualcuno potrebbe obiettare a ragione che dopo tanti anni mi dovrei pure rassegnare, o almeno prevederlo. Non che cambi molto, alla fine dei conti. I Counting Crows cantano che è Dicembre, il mese lungo, ma secondo me si sbagliano. E' vero che è l'ultimo mese, e si porta addosso tutto quanto abbiamo fatto prima, ma c'è il Natale, con la sua bella e calda atmosfera, i preparativi, il freddo, la speranza di vedere un po' di neve, insomma, ci sono tutte queste cose a far sì che Dicembre passi molto in fretta.
Gennaio invece non è così, January sucks e basta. Fa freddo (com'è giusto che sia), piove, e puntualmente o quasi ci si ritrova a fare i conti con la quotidianità che con le feste avevamo un po' scordato. Senza contare che è il mese in cui cominciano gli esami all'università (bell'altra roba). In questi primi 31 giorni del nuovo anno sono uscita due volte di sera, sono andata sette volte al cinema e il resto dei giorni ho studiato per tre maledetti esami che avevo uno dopo l'altro. Ah, e mi sono alzata due volte in una settimana di notte per seguire prima la cerimonia dei Golden Globes e poi il Benefit per Haiti. Come dicevo poco fa, Gennaio fa schifo.
E' quindi con una soddisfazione incredibile che sto dando il commiato a questo mese schifoso, il peggiore tra i dodici, e poco importa se domani mi tocca rimettermi a studiare per l'esame di lunedì prossimo (l'ultimo del semestre, per fortuna!), perchè domani sarà lunedì 1 febbraio, e saremo un po' più vicini alla primavera. Bella, la primavera. Le giornate cominciano ad allungarsi, il tempo si aggiusta pian piano, e si respira aria nuova, anche se è sempre quella, anche se è tutta psicologia. Però insomma, sapete come si dice no? L'importante è crederci. Poi ad inizio Marzo esce Alice In Wonderland, e c'è la Cerimonia degli Academy Awards, che possono essere piccole cose, ma di questi tempi con Bruce in pseudo-riposo sono come miele dal cielo, per me che amo il Cinema. Almeno ho qualche motivo per cui farmi forza, che mi faccia sentire a posto con me stessa, che stia lì a dirmi che la mia vita continua ad avere un senso anche in questi momenti qui, in cui sembra vero l'opposto.
So anyway, in qualche modo ce la si fa sempre, e questo è quel che importa. Tipo, di recente mi perseguitava questa foto che scattai somewhere in the swamps of Jersey back in October (e da vera persona intelligente me la sono messa come sfondo del desktop, proprio per farmi del male):
Che in effetti, a guardarla bene, sembra proprio adatta al periodo, con la strada bagnata e deserta, i nuvoloni minacciosi, il rosso del semaforo, le luci anteriori di una macchina in lontananza... Sta di fatto che mi ritrovavo sempre più spesso e per lunghi periodi a fissarla, come se stando lì a guardarla avrei potuto ritrovarmici dentro. Questo è quel che succede quando non stai bene di testa, ti metti a fissare le fotografie pensando con qualche contorto ragionamento di riuscire a staccarti dalla realtà e a catapultarti in un momento in cui il mondo sembra - è - perfetto. No, non ho superato un bel niente, altrochè. Credevo che smettendo di ascoltare Bruce per un certo periodo sarei almeno in minima parte riuscita a non sentire la mancanza di quei luoghi (e anche di lui, vabbè). E comunque ci avevo provato davvero, per necessità, a non mettere le sue song da Novembre in poi. E' durata un mese e mezzo, fin quando non mi è venuta a trovare Chiara a fine Dicembre. Grazie al suo aiuto sono riuscita ad ascoltare Bruce di nuovo.
Ma la malattia dell'America no, quella non mi è passata. Ora che sono stata tre giorni a Roma per i suddetti esami, ho avuto una difficoltà micidiale ad addormentarmi, oltre per il nervoso prima dell'orale, anche per un altro, fondamentale problema: davanti ai miei occhi non avevo il dipinto della strada newyorkese che comprai sulla Brooklyn quel giorno piovoso e freddissimo di tre mesi fa. Sì, la situazione è complicata a questo punto, amici cari. E non sto tirando in ballo Asbury Park, o i concerti, o i miei amici. Mi sto limitando ad un quadro dipinto di una strada, rendiamoci conto. Non credo di riuscire a venirne a capo, in caso ve lo steste chiedendo. Ogni tanto capita anche che, senza realizzare ciò che sto facendo, ecco che mi metto ad ascoltare New York New York di Frank Sinatra e non la smetto per mezz'ora.
Direi che ho bisogno di programmare una nuova visita oltreoceano.
Start spreadin' the news, I'm leavin' today
I wanna be a part of it, New York, New York...
E' quindi con una soddisfazione incredibile che sto dando il commiato a questo mese schifoso, il peggiore tra i dodici, e poco importa se domani mi tocca rimettermi a studiare per l'esame di lunedì prossimo (l'ultimo del semestre, per fortuna!), perchè domani sarà lunedì 1 febbraio, e saremo un po' più vicini alla primavera. Bella, la primavera. Le giornate cominciano ad allungarsi, il tempo si aggiusta pian piano, e si respira aria nuova, anche se è sempre quella, anche se è tutta psicologia. Però insomma, sapete come si dice no? L'importante è crederci. Poi ad inizio Marzo esce Alice In Wonderland, e c'è la Cerimonia degli Academy Awards, che possono essere piccole cose, ma di questi tempi con Bruce in pseudo-riposo sono come miele dal cielo, per me che amo il Cinema. Almeno ho qualche motivo per cui farmi forza, che mi faccia sentire a posto con me stessa, che stia lì a dirmi che la mia vita continua ad avere un senso anche in questi momenti qui, in cui sembra vero l'opposto.
So anyway, in qualche modo ce la si fa sempre, e questo è quel che importa. Tipo, di recente mi perseguitava questa foto che scattai somewhere in the swamps of Jersey back in October (e da vera persona intelligente me la sono messa come sfondo del desktop, proprio per farmi del male):
Che in effetti, a guardarla bene, sembra proprio adatta al periodo, con la strada bagnata e deserta, i nuvoloni minacciosi, il rosso del semaforo, le luci anteriori di una macchina in lontananza... Sta di fatto che mi ritrovavo sempre più spesso e per lunghi periodi a fissarla, come se stando lì a guardarla avrei potuto ritrovarmici dentro. Questo è quel che succede quando non stai bene di testa, ti metti a fissare le fotografie pensando con qualche contorto ragionamento di riuscire a staccarti dalla realtà e a catapultarti in un momento in cui il mondo sembra - è - perfetto. No, non ho superato un bel niente, altrochè. Credevo che smettendo di ascoltare Bruce per un certo periodo sarei almeno in minima parte riuscita a non sentire la mancanza di quei luoghi (e anche di lui, vabbè). E comunque ci avevo provato davvero, per necessità, a non mettere le sue song da Novembre in poi. E' durata un mese e mezzo, fin quando non mi è venuta a trovare Chiara a fine Dicembre. Grazie al suo aiuto sono riuscita ad ascoltare Bruce di nuovo.Ma la malattia dell'America no, quella non mi è passata. Ora che sono stata tre giorni a Roma per i suddetti esami, ho avuto una difficoltà micidiale ad addormentarmi, oltre per il nervoso prima dell'orale, anche per un altro, fondamentale problema: davanti ai miei occhi non avevo il dipinto della strada newyorkese che comprai sulla Brooklyn quel giorno piovoso e freddissimo di tre mesi fa. Sì, la situazione è complicata a questo punto, amici cari. E non sto tirando in ballo Asbury Park, o i concerti, o i miei amici. Mi sto limitando ad un quadro dipinto di una strada, rendiamoci conto. Non credo di riuscire a venirne a capo, in caso ve lo steste chiedendo. Ogni tanto capita anche che, senza realizzare ciò che sto facendo, ecco che mi metto ad ascoltare New York New York di Frank Sinatra e non la smetto per mezz'ora.
Direi che ho bisogno di programmare una nuova visita oltreoceano.
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2 commenti:
Beh, non posso che concordare, sulla primavera!
Circa il fatto di fissare le foto.. quello succede anche a me, con il desiderio di avere la macchina del tempo per rinascere nel passato...ahimè, questo è abbastanza improbabile °_°
Bisogna tener duro! Io sono ancora in alto mare per quanto riguarda gli esami xS
Tuttavia ho anche io le mie speranze cui appigliarmi per dare un senso al fluire della vita in questi periodi : D
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