"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

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On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

marzo 26, 2010

A Brand New Day

Capita che ci siano momenti, nella vita di un po' tutte le persone, in cui ci si fissa con un qualcosa o un qualcuno: un'auto, una moto, un cantante, un attore, una città (anche se sembra strano, posso assicurarvi che capita). In generale, e in una considerevole percentuale di casi (non vi dò cifre perchè io sono abbastanza a parte in questo discorso, quindi darei un dato sballato), alla fine l'effetto novità svanisce, o ci si fissa con qualche altra cosa, ricominciando il ciclo, e la precedente viene messa da parte, in qualche scatola: sai che è lì, ogni tanto la riprendi in mano, ma la cosa non ha ulteriori sviluppi. E' solo un modo come un altro per sfuggire alla routine quotidiana, all'alternarsi di sveglia, colazione, lavoro, pausa pranzo, lavoro, ritorno a casa, sport, doccia, tv, computer, letto and so on. Si va a scovare qualcosa di fuori dal solito che speriamo possa rendere la nostra vita, se non migliore, almeno sopportabile. C'è chi lo chiama hobby, c'è chi lo chiama passione, c'è chi lo chiama fissazione. Nomi diversi per descrivere lo stesso fenomeno.
Per me la cosa è abbastanza diversa, e non perchè mi piace pensarmi come una sorta di emancipata, ma perchè my mind rebels at stagnation, passatemi l'illustre citazione. Cioè, ho un serio problema con lo stare senza far niente nel senso più ampio del termine, che vale a dire: non riuscendomi ad adattarmi alla routine di tutti i giorni, ed essendo arrivata alla conclusione che la mia vita futura non potrà mai essere fatta di cose che si ripetono sempre uguali, quando trovo qualcuno che mi offre la chiave di liberazione da questa condizione io mi ci aggrappo e non lo mollo più. Il che crea innumerevoli altri problemi, ma tutti più o meno gestibili.
Come c'entri tutto questo con il discorso di prima è presto detto. Molti di voi la storia la conoscono, ma dato che è funzionale alla comprensione generale faccio un breve riassunto. Quattro anni fa conobbi Bruce, e guardando indietro ora posso dire che c'è stato il momento, il lungo momento a dir la verità, in cui sono stata in fissa con Bruce, ma proprio completamente. Tanto che non ascoltavo altra musica, nelle mie conversazioni riuscivo a mettercelo sempre, e la mia vita si svolgeva in buona parte in funzione sua. Questo è durato per un paio di anni, diciamo finchè non mi sono trafserita a Roma per l'università e ho cominciato a capire che se volevo sopravvivere dovevo un attimo darmi da fare e non stare sempre a sbattere la testa sul pc. Nel 2009, l'anno scorso, Bruce è tornato in tour e da marzo la mia vita ha ricominciato a ruotare intorno a lui, seppur con moderazione e non con attaccamento morboso (per la serie, comunque mi alzavo ogni notte in cui lui suonava, e mi trascrivevo la setlist sul diario, e compravo decine di biglietti per concerti in mezza Europa, and so on - forse ora capirete quando dicevo che sono un caso a parte, se questa è moderazione...), fino al punto in cui ho programmato un viaggio di due settimane negli Stati Uniti senza dire nulla ai miei genitori, per un totale di sei concerti di Bruce Springsteen & The E Street Band e due dei Gaslight Anthem. Ma la fissazione mi era passata, eh.
L'ultimo concerto a Philadelphia il 20 Ottobre scorso era stato un qualcosa di così forte, così sensazionale, così emozionante, così intenso nelle sue tre ore e mezza da farmi affermare che dopo di questo non ci sarebbe potuto essere niente alla pari (senza voler con questo implicare qualsiasi altra cosa in più: per me era la cosa più vicina alla perfezione che un concerto potesse raggiungere, stop). Tornata a casa mi ci vollero una decina di giorni per riprendermi dal viaggio, e Bruce c'entrava in minima parte; andare negli States era stata per me la realizzazione di un sogno, vedere New York City, il Jersey, Asbury Park, mangiare la cheesesteak di Philly e passeggiare per Broadway con il bicchiere di Starbucks in mano, salire sul Rockfeller Center a mezzanotte, guardare in basso ed avere la città più bella del mondo sotto di te, con in testa New York City Serenade che ti fa sembrare come dentro ad un film: tutto questo mi faceva sentire viva, parte finalmente di un qualcosa in cui mi muovevo perfettamente a mio agio. Messa in prospettiva, i concerti erano stati davvero un di più, anche se in pochissimi l'hanno capito.
Decisi quindi di mettere da parte Bruce, era anche giunto il momento: l'avevo visto suonare a casa sua, che era quello che desideravo di più da quando ero entrata in contatto con le sue song, e finalmente ce l'avevo fatta. Non potevo oggettivamente chiedergli - e chiedermi - di più. Per l'anno nuovo mi riproposi di dedicarmi a quella passione che avevo trascurato negli ultimi due/tre anni causa Bruce, una passione che voglio fare diventare la mia vita: il cinema. Però tra il dire e il fare ci sono di mezzo talmente tante cose che uno è sempre sul punto di cedere.
Mi spiego meglio. Innanzitutto la grande maggioranza di chi mi conosce abbastanza da sapere di Bruce quando ho esposto il mio nuovo proposito non dico che mi ha riso in faccia, ma ha almeno fatto una faccia a metà tra il "Mi stai prendendo per il culo?" e il "You can't be serious!" (il che, detto tra noi, mi ha innervosito un bel po', dato che nessuno si può permettere di dirmi cosa ha la priorità, nelle mie scelte). La seconda reazione è stata quella di cadere dalle nuvole, tipo: "Il cinema!? Oh, c'mon!", e la cosa peggiore è che sono stati in molti, ad averla, il che mi ha fatto capire quanto esagerato fosse stato il mio attaccamento a Bruce, tanto da oscurare tutto il resto.
Ma insomma, nonostante tutto questo clima avverso ho messo via, metaforicamente parlando, i dischi di Bruce e ho tirato fuori i dvd, le mie spese sono state sempre più indirizzate all'acquisto di dvd/blu-ray e a fine febbraio finalmente mi sono potuta permettere l'agognato lettore bd, il cui acquisto ormai da un anno e mezzo continuavo a dover rimandare causa altre spese Springsteeniane. Ho cominciato ad aggiustarmi l'abbigliamento (intendiamoci, vado ancora fissa con i jeans, ma almeno ho smesso di vestirmi a strati come quando vagabondo da una città all'altra e da uno show all'altro), a cambiarmi un po' di più, a diminuire il consumo di dolci e di schifezze varie e, cosa più importante di tutte, ho cominciato a fare footing regolarmente, e anche quando le gambe si ribellano ed invocano lo stop ora proseguo, perchè ho una motivazione forte, forse per la prima volta nella mia vita.
Quale sia è presto detto. Troppo a lungo mi sono cullata del fatto di considerarmi un'artista, e in base a questo immaginario status pensavo che non badare a certi dettagli mi fosse, in una qualche misura, dovuto. A chi me lo chiedeva, dicevo che mi andava benissimo essere così, fin tanto che mi sentivo a posto con me stessa. In realtà mi prendevo in giro da sola, ripetevo all'altra me che era questo, quel che volevo, e lei se ne tornava a dormire senza dire una parola. Sentivo che mi mancava qualcosa, che non era così che mi piaceva vedermi, ma non riuscivo proprio ad ammetterlo in sincerità con me stessa, quindi inventavo bugie su bugie al solo fine di autoconvincermi.
Vi chiederete cosa mi abbia finalmente aperto gli occhi. Be', quando si dice il destino, è stato proprio il cinema, più precisamente è stata la notte degli Academy Awards. Tra i film più candidati c'era l'indipendente Preciuos, le cui due attrici erano state candidate nelle rispettive categorie di Miglior Protagonista e Miglior Non Protagonista. Di solito non seguivo il red carpet, perchè la cerimonia me la vedevo da sola, e quindi alle 11 me ne andavo a letto a dormire un paio di ore, per poi svegliarmi alle 2 e seguire la diretta. Quest'anno però c'era Anna con me in comunicazione istantanea e quindi ho tirato ad oltranza anche fin dopo la conclusione della serata, perchè in un subito dopo non meglio precisato c'era una trasmissione assai interessante su un più assai interessante film con l'immensamente più assai interessante protagonista (e perdonate il chiasmo). Tornando a noi, mentre si seguiva il red carpet e tra un mio gemito ("I want to be theeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeere!") e l'altro ecco che fanno la loro passeggiata Mo'Nique e Gabourey Sidibe, le protagoniste di Precious. Le avevo già viste ai Golden Globes, ma è stato in quel momento, e non so per quale caspita di motivo, che nella mia testa s'è fatto tutto chiaro e limpido come non mai. E ora, dopo un po' di tempo in cui c'ho pensato su, forse il perchè credo di averlo capito.
Il fatto è che fino a quel momento, anche se non l'avrei mai ammesso con nessuno al mondo, l'essere così com'ero costituiva un qualcosa a cui aggrapparmi con tutta me stessa nei momenti in cui mi sembrava che la realtà mi volesse incorporare al suo interno, rendermi parte della sua monotonia, della sua banalità. Per ribellarmi dicevo che no, io non ero come tutti gli altri, non badavo alle apparenze, non mi importava che gli altri non mi considerassero, mentre in realtà dentro, ad un qualche livello di subconscio seppur seppellito chissà dove, ogni volta che notavo questi atteggiamenti della gente (e li notavo sempre, perchè porca miseria ho la stessa percezione di Wolverine in queste situazioni) da qualche parte il sangue riprendeva a fuoriuscire dalla stessa ferita mai cicaturizzata. Ma ero troppo brava nel proteggere me stessa da quella verità, e alla fine sono giunta a credere che fosse la realtà, quando invece era tutto l'opposto. E allora quella domenica notte mi sono chiesta, mentre immaginavo di trovarmi lì, nominata tra i nominati, e di arrivare prima degli altri per non trovarmi in quel casino di gente che a malapena si riusciva a camminare, mi sono chiesta come mi sarei vestita, quale abito avrei indossato e se, guardandomi allo specchio prima di uscire dalla camera di albergo, sarei stata soddisfatta di me stessa e del mio corpo o se invece avrei provato la stessa sensazione di disagio e anche un po' di imbarazzo che ho avuto quando ho indossato, per la prima volta in dieci anni, un vestito per il matrimonio di mio zio lo scorso Settembre.
Capite che quando si arriva ad un livello di autocoscienza tale, be', è davvero difficile continuare a prendersi in giro da soli, a far finta che (va tutto ben, va tutto ben). Questo non ha a che fare con gli altri, con il mondo, con tutte le stronzate varie, questo ha a che fare solo ed esclusivamente con sè stessi, e con quello che si vuole fare della propria vita. E' solo, per metterla in prospettiva, l'altro verso della medaglia "It's my life and I'll do what I want. It's my mind and I'll think what I want". Niente di più e niente di meno. Alla fine tutta questa storia della nuova vita riguarda questo, riguarda il mio futuro come lo riguarda il voler studiare DAMS a Roma. E' sempre il solito vinile che gira sul mangiadischi.
Qualche giorno fa andai a trovare quel mio zio che ha il cinema in paese per un progetto, e mentre si parlava un po' di questa cosa mi chiese, così a bruciapelo, se volessi andare a Cannes per suo conto. A parte che in quel momento lo guardai con gli occhi scintillanti e che con quanta più calma possibile riuscii a mormorare un "Se fosse per me..." che ben lasciava intendere la mia risposta quale sarebbe stata in caso, quando tornai a casa e lo dissi a mia madre a sorpresa mi rispose che quello riguardava il mio futuro, che quello non era Bruce, non era solo divertimento, e che dovevo seguire qualsiasi cosa mi avvicinasse al mio intento. In quel momento capii davvero, e forse con una chiarezza che mai avevo avuto prima, che il cinema per me è veramente un qualcosa di più, non solo per dire, non solo a mo' di slogan. Il cinema è la mia vita, è quello per cui devo lottare se voglio essere soddisfatta di me stessa, se voglio, un giorno, guardando indietro alla strada che ho percorso, poter dire di aver lottato con ogni forza a mia disposizione per raggiungere quel traguardo tanto agognato. Per raggiungere la mia felicità.


2 commenti:

Roke ha detto...

Quoto, e sono con te!

Francy Raty ha detto...

Io questi momenti li chiamo tunnel. Ci sono quelli che durano parecchio e quelli passeggeri. (Ci sono anche quelli cronici e che non se ne vanno mai!) E diciamocelo: il tunnel del cinema è un gran bel tunnel... Ti auguro di trovare la tua strada. :D
P.S: non immagini quanto ti sto invidiando per essere stata a New York e zone limitrofe per seguire il tuo mito!!! XD