"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

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On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

giugno 22, 2010

Elementary, My Dear Watson!

Sono ancora qui, nonostante tutto. L'assenteismo degli ultimi mesi è principalmente dovuto al fatto che non sono portata per il multitasking, neanche quello scritto, evidente. Penso sia perchè quando decido di dedicarmi a qualcosa, quelle rare volte, mi ci dedico fino in fondo e con tutta me stessa. Sì, una gran seccatura, lo so. Nel caso qualcuno se lo stia chiedendo, la mia nuova addiction letteraria è scrivere fanfictions (e no, NON MI IMPORTA se pensate siano spazzatura, a me piacciono e tanto basta), ho cominciato giusto ad Aprile.
Ogni tanto comunque pensavo di aggiornare il blog, più o meno con un riassunto di ciò che vi eravate persi della mia vita, ma alla fine non ne ho mai fatto niente perchè a dirla tutta mi scocciavo. A mo' di informazione, sappiate che Iron Man 2 dovete guardarlo due volte per apprezzarlo, l'Inter ha vinto, nell'ordine, Coppa Italia, Scudetto e Champions' League (la prima squadra italiana a fare la tripleta), Mou se n'è andato perchè gli avevano tutti rotto i coglioni in Italia, ho dato due esami (di cui uno tanto per fare, mentre all'altro, l'unico che mi interessasse, ho preso 30, cosa che mi deprime ancora di più) e sto pensando di mollare l'università.

Detto questo, veniamo al motivo per cui sto scrivendo.
Non so se siete al corrente della mia ossessione per Sherlock Holmes. Non solo cinematograficamente parlando. Avrò avuto otto anni quando vidi l'adattamento della Disney in Basil L'Investigatopo. Allora ovviamente non sapevo chi fosse Holmes, ma tempo due anni in edicola uscì tipo tutta la collezione e dato che era un periodo in cui stavo abbastanza fissata con le detective stories pensai bene di comprare la prima uscita, Il Mastino Dei Baskerville. Ora, se c'è una cosa che mi hanno rotto le scatole con l'insegnarmi fin da quando sono stata grande abbastanza da imparare a leggere (intorno ai cinque anni, credo) è l'importanza della lettura. Mia nonna paterna soprattutto, per la quale sembrava fossimo proprio una di quelle famiglie alto-borghesi della Londra vittoriana (e quindi potete immaginare che infanzia alquanto traumatica anche in questo senso possa aver avuto io, mi ha anche dato lezioni di portamento, con i libri in testa, per dirne una). Cosa che, ovviamente, NON eravamo. E non siamo tuttora. Tutto questo per dire che mi hanno tirato su a libri, roba che quando uscivamo e ne prendevo uno il tempo di tornare a casa e l'avevo già finito (ad un certo punto tutti loro si sono accorti che questa cosa NON poteva continuare, e adesso quando vado in una libreria con mia madre mi viene VIETATO di comprarne, per dire il paradosso). Però su di una cosa non hanno mai sorvolato. Erano sempre tutti (mio nonno escluso, lui è un outcast come me) bene attenti che NIENTE diventasse più di un hobby. In altre parole, più semplici, NIENTE doveva diventare una PASSIONE. Così quando tornai a casa con il libro di Doyle sottobraccio nessuno mi disse niente, erano abituati. Il problema cominciò quando notarono che NON MI CI STACCAVO. Avevo sempre quel dannato libro in mano. Era diventata una droga, qualcosa di cui non potevo fare a meno (segnarsi: prima addiction, a dieci anni, per un libro. Ah se non sto messa male...). Lo portavo dovunque: in macchina per fare due chilometri, a mare, in bagno, a tavola, in pizzeria. Ovviamente i miei presero provvedimenti. L'unica cosa che non ci facessi, con quel libro, era dormirci insieme, avevo paura che si rovinasse. Ma lo tenevo sul comodino accanto al letto, comunque. Ogni sera lo leggevo fin quando non mi si chiudevano gli occhi, e allora spegnevo la luce e mi addormentavo con Sherlock Holmes a vegliare sui miei sogni. Poi la mattina seguente appena sveglia lo prendevo ed andavo in bagno a leggerlo.
Una volta però non lo trovai più, era scomparso (e vi prego di notare il paradosso della situazione: il più grande detective al mondo che scompare), volatilizzato. Potevo mai averlo dimenticato da qualche parte? Improbabile per quanto ci tenevo, ma visto che in passato mi era già capitato di perdere il mio peluche preferito (storia strappalacrime che forse un giorno vi racconterò) decisi di non tralasciare quella possibilità, come d'altronde avevo imparato a fare proprio da Holmes, e cominciai a mettere a soqquadro casa, giardino compreso (era estate ed abitavamo alla villetta vicino mare, che è alquanto grandicella, qui in culo all'Italia i piani urbanistici non sanno che sono). Non lo trovai da nessuna parte. Alla fine chiesi a mia madre e mi venne risposto che l'aveva sequestrato lei perchè ci stavo troppo attaccata. Ogni possibile protesta venne mozzata sul nascere. Non me l'ha mai ridato fino a qualche mese fa.
Passarono quattro anni e mentre ero in vacanza con i miei nonni paterni alle terme mi capitò tra le mani un mega volume giallo con titolo: "Tutto Sherlock Holmes" e contenente tutti i romanzi e i racconti in versione integrale. Fortuna volle che fossi con mio nonno, il quale senza farselo ripetere due volte non solo me lo comprò, ma mi aiutò anche a nasconderlo per bene in camera. Cominciai a leggerlo durante il resto del soggiorno, stando sempre bene attenta a che non ci fosse nessuno nei paraggi; una volta tornata a casa una notte che non riuscivo a dormire accesi la luce in camera da letto e ripresi la lettura, ma disgraziatamente mia madre si alzò per andare in bagno, mi colse in fragrante e ovviamente mi tolse anche il mega volume giallo fighissimo (la fortuna, questa sconosciuta). Alla fine per mancanza di altre soluzioni mi buttai sulla lettura della storia d'Italia scritta da Indro Montanelli (immaginate a leggere questi mattoni sotto il sole a mare... sì, non sono normale). Mia madre sembrava soddisfatta, quelli non me li tolse, anzi, apprezzava.
Tempo un paio di anni comunque e mi ritorna la fissa per i gialli. Avendo ormai rinunciato a Doyle, cominciai a leggere Agatha Christie, soprattutto le storie su Poirot. Ora, capite bene che Poirot NON E' Holmes. Evidentemente. Non c'è proprio storia. Holmes è uno strafigo bohemien a cui non frega un cavolo di nessuno tranne che del suo Watson. Poirot è il tipico intellettuale che se ne esce ogni tanto con un bon amì, tutto precisino e ligio al dovere. Basterebbe anche solo questo per capire un bel po' di perchè. Tipo, perchè mia madre sia stata bene attenta a vietarmi Holmes, mentre con Poirot non gliene è fregato niente. O perchè io straveda per Holmes e non per Poirot. Elementare.
Insomma, dopo tutto questo bell'excursus sul mio rapporto con Sherlock Holmes forse adesso riuscite a capire anche il motivo del mio amore appassionato per Rob, che ha prestato corpo e voce all'ultimo adattamento cinematografico del detective. C'entra il fatto che il film sia stato girato quasi esattamente come me lo ero sempre immaginato, compresa la parte in cui Holmes fa a pugni e compagnia bella. Ma è soprattutto come Rob interpreta Holmes a fare la differenza. La sua versione è quella definitiva, come dice l'Empire (che per chi non lo sapesse è il giornale di cinema più autorevole del mondo, insieme all'Hollywoodiano Variety): "Adesso vedere Robert Downey Jr. come Holmes appare naturale... Elementare, addirittura." Ed è vero anche il contrario. Perchè Holmes viene descritto così, nelle movenze, nei gesti, nelle espressioni.
Da buona fan ho recuperato anche tutti gli episodi della serie Granada con Jeremy Brett nei panni del protagonista. Spesso la gente dice che l'Holmes definitivo l'ha fatto lui. Ora che lo sto guardando posso dire che non avevano torto. Jeremy Brett ha portato sul piccolo schermo un Holmes che nelle parole è esattamente l'Holmes del libro, ma se c'è qualcosa che gli manca è la vita. Il suo personaggio vive come una trasposizione filmica, ed in questo è perfetto, ovviamente. Quando pronuncia le esatte parole scritte da Doyle non si può NON pensare che lui sia Holmes. E' così Inglese, è così impeccabile. E anche Watson, è tale e quale ai racconti. Impacciato, timido, gioca il ruolo dell'allievo di Holmes. Come appunto avviene in Doyle.
Ma come ogni addetto ai lavori vi dirà, un buon adattamento è quello che vive di per sè, che prende gli elementi base, gli elementi caratterizzanti del testo scritto, li fa suoi e li rielabora in maniera diversa, restando tuttavia sempre fedele all'originale. Ed è questo che fa Rob. Il suo Holmes è un genio anticonformista, è fuori da ogni schema logico pur essendo un ragionatore di prima categoria, è un bambino capriccioso capace di rinchiudersi dentro alla sua stanza e non uscire per due settimane. Va a gattoni sul pavimento, gioca con la pistola per poi dimenticarsela quando gli dovrebbe servire, prende in giro tutti senza preoccuparsi di essere sottile. Ed il Watson di Jude viene reinventato allo stesso modo: si trasforma in una sorta di babysitter, non lo prende quasi mai sul serio, smorza le sue convinzioni quasi come fosse lui stesso Holmes. Riesce addirittura a farlo uscire di casa quando lui non vorrebbe, cosa che sarebbe stata impossibile con Jeremy Brett, per dirne una.
Ma c'è una cosa ancora più importante, e riguarda il rapporto tra Holmes e Watson. Nella versione televisiva i due appaiono, come già detto, allievo e maestro, in alcuni frangenti fratelli. Ma è sempre chiaro che è Holmes, quello che comanda, e Watson è quello che osserva stupito e meravigliato le rivelazioni, i procedimenti deduttivi del primo. Le parole di Doyle, ad una prima lettura, suggeriscono esattamente questo. Nell'ultimo adattamento cinematografico il discorso viene portato più avanti, notevolmente più avanti. Ed è evidente. Holmes e Watson sono una coppia di fatto, l'estremo e l'equilibrato, il fuori da ogni schema ed il controllato, il possessivo ed il (finto) distaccato. Si stuzzicano a vicenda, litigano (ma non sul serio), si separano e sembrano lontani, ma in realtà non possono mai rimanere troppo tempo lontani l'uno dall'altro, perchè hanno bisogno l'uno dell'altro. E se l'elemento discorsivo non è già di per sè chiaro, allora basta prestare attenzione al gioco di sguardi che va avanti ininterrottamente per tutta la durata del film. I due si cercano di continuano, si trovano di continuo, e i loro occhi esprimono molto di più di quanto le parole impongano. Basti pensare alla sequenza in cui Holmes fa portare nella stanza di Watson il cadavere di uno degli sgherri di Blackwood (un esempio su mille, per non citare i più scontati del ristorante e della carrozza). Dal primo istante (in cui Holmes apre la porta) all'ultimo (in cui Holmes esce dalla stanza, dimenticandosi di proposito la pistola) è tutto un rincorrersi e fuggirsi, un tendere trappole ed un NON evitarle, cascarci in pieno, perchè nonostante ciò che dica ad alta voce Watson ha bisogno di Holmes allo stesso modo in cui il detective ha bisogno del suo dottore. Negarlo è stupido, nonchè inutile, perchè è di quanto più evidente ci possa essere. Ed è qui che sta la forza del film. Doyle ha INscritto questo tipo di rapporto nei personaggi, ma finora nessuno l'aveva mai saputo concretizzare come si deve. Spiegarne le ragioni porterebbe il discorso su un altro terreno e sarebbe immensamente prolisso. Rob e Jude hanno fatto propri Holmes e Watson e hanno ridato loro nuova vita, ed è per questo che le loro sono le interpretazioni definitive di questi due immensi personaggi. Liberi di crederci o no, ma noi da queste parti ne siamo profondamente e irrevocabilmente convinti, ed aspettiamo con ansia il prossimo capitolo.

Edward Hardwicke (Watson) e Jeremy Brett (Holmes) nella serie Granada (1984-1994)

Robert Downey Jr. (Holmes) e Jude Law (Watson) in Sherlock Holmes (2009)