"I swear I've found the key to the universe in the engine of an old parked car"

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On The Road
Who I am? I wish I knew. I guess I'm a messed-up girl who's trying to "get to that place where we really want to go", as the famous Springsteen anthem says. I spend most of my life on the road, following Bruce in tour around the world or attending cinema conventions like the Venice International Film Festival. I have three amazing passions, indeed: Bruce Springsteen music, movies and books (as good George would say: what else?), and everytime one of them calls, I'm ready to answer 'yes', without any hesitation. I love Martin Scorsese's and Tim Burton's works, along with Pixar ones, and right now I'm literally crazy for Robert Downey Jr., probably one of the best actor EVER. I've also a dream, to become a movie director myself, and I'm studying in Rome in order to make it real someday. 'Cause baby, remember: it's my life, and I'll do what I want.

Countdown To My Journey In The Ol' Good London!

My Personality

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Tramps Like Us, Baby We Were Born To Run!

Thunder Road - Bruce Springsteen

Robert Downey Jr. - Sherry Darling

Robert Downey Jr. & Jude Law

marzo 14, 2010

Only You (Can Make This World Seem Right)

Parliamo di cinema, dato che quest'anno mi sono promessa di dedicargli tutto il tempo possibile (e mi pare cosa buona e giusta, dato anche che mr. Bruce ha deciso di stare a casa casetta per il momento). E poi, comunque sia, il cinema è la mia vita e l'anno scorso c'ho sofferto come un cane bastonato a non poter andare a Venezia quei dieci giorni lì. Sì, anche se ho fatto tutta l'estate in giro qua e là mi è mancato. So che può essere difficile da capire, ma per me quel posto e quei giorni sono come una vacanza in paradiso, seriously. Anche se ci sono film incomprensibili che li vedeste ve ne scappereste dopo cinque minuti cinque. Ma lasciamo perdere. Il fatto è che a me sbarluccicano gli occhi quando vedo in tv o su internet i servizi, i video e le dirette dai vari red carpet e manifestazioni, indipendentemente da che film venga presentato (quello è soltanto un incentivo in più, come si dice). Così quando son lì ogni volta è un po' come se si realizzasse un sogno, anche se poi il red carpet della Mostra me lo vedo di rado, per via delle ragazzine che quando c'è un nome grosso si piazzan lì dalla mattina presto (ed io non posso perdere quattro o cinque proiezioni per star lì a prender sole, non scherziamo). Però ci sono le conferenze stampa, il punto restoro che ti fa l'hot-dog al momento, il pass che devi mostrare per entrare a vedere il film, le code per entrare alle otto di mattina (roba che non faccio nemmeno per l'università), la colazione all''hotel seduta con il pass appeso al collo, la borsa della Mostra poggiata sulla sedia di fronte, sfogliando il programma del giorno, i film in lingua originale con i sottotitoli e il CIAK quotidiano con le news fresche fresche. La sensazione che tutto questo dà è in realtà molto semplice: ti accorgi che per una volta nella tua confusa vita sei davvero nel posto giusto al momento giusto, e lo sei perchè l'hai voluto. Per la serie "Le Cose Belle Della Vita".
Dicevo il cinema. Mentre domenica sera ero incollata alla tv (e a internet, perchè le inquadrature del red carpet erano diverse) avrò ripetuto almeno una decina di volte "Come vorrei esser lì". E mi brillavano gli occhi. Questo a prescindere da chi ci fosse. La magia di appartenere a qualcosa di più grosso è ciò che ha spinto gli uomini a fondare le religioni, ed è una delle cose che mi affascina di più al mondo: la consapevolezza di avere un tuo posto, o come diceva Bruce a proposito della musica prima di cantare quella canzone , "there was a time when the music provided you with a greater sense of unity, a greater sense of shared vision and purpose that it does today". Che poi voi potete pensarvene un po' ciò che volete, ma per me è così, punto.
Che poi il cinema ha davvero tutte le risposte. Basta sapere dove cercarle, ovviamente. Però ci sono, ci sono sempre. Ed è quando ne trovi una senza che te lo aspetti che scocca la scintilla, perchè capisci che qualsiasi cosa ti possa capitare, per quanto tu possa finire in basso, ci sarà sempre un film lì a tenderti la mano, un personaggio che sta peggio di te e nel quale tu possa identificarti. Basta abbassare un po' la guardia, solo un po', lasciarsi prendere dalle emozioni senza star lì come un militare svizzero a ripeterti che sei dentro una sala a guardare uno schermo tv molto grande. Poi ovvio, ognuno ha le proprie preferenze, e Pincopanco e Pancopinco, però ci unisce un comune denominatore, anche se spesso e volentieri cerchiamo di non vederlo o comunque di ignorarlo, perchè noi esseri umani siam fatti così, e non ci possiamo fare molto.
A me per esempio sono sempre piaciuti i tipi schizzati, ma schizzati in senso buono. Quelli che non riuscivano a combinare molto perchè erano timidi, o perchè non facevano in tempo a pensare una cosa che già ne pensavano un'altra, o perchè nessuno riusciva a stare al loro passo, o perchè combinavano casini di continuo, senza farlo apposta. Gente perlopiù come Donald Duck (Paperino) e Jack Skeletron. Non certo gente come Mickey Mouse o Robin Hood, per dire. E nemmeno come Donnie Darko, perchè Donnie Darko aveva problemi ben più seri dei miei, credetemi. Però la morale di fondo dei cartoni Disney è che tutti ce la possono fare, alla fine, impegnandosi; anche gli schizzati buoni. Così quando si giocava a quei mitici giochi di pseudo-ruolo (non so come altro definirli) che oggi nessun bambino si sognerebbe probabilmente di fare, io finivo per fare sempre Paperino, perchè in definitiva ne ero la perfetta incarnazione umana. Il bello è però che avevo anche una spiccata tendenza alla drammatizzazione dei fatti: nelle storie che ricreavavamo, c'era sempre qualcuno che si faceva male, o che veniva bistrattato, o che veniva preso in giro. Era qualcosa che riusciva sempre a prendere il sopravvento, anche quando non l'avevo in mente: prima o tardi emergeva e catalizzava l'intera storia su di sè. Sicuramente uno psicologo saprebbe fornire un'analisi accurata del perchè questo accadeva (e accade ancora), ma la mia ipotesi è che introducendo l'elemento drammatico riesci a catalizzare al meglio l'attenzione dello spettatore (e degli altri bambini, per restare al nostro esempio). Se metti in scena una vita normale, in cui tutto si ripete più o meno uguale, e in cui si ride, dopo un po' ti stufi, sia a recitare sia a guardare, a meno di non star guardando uno come Jerry Lewis, e la magia finisce. Con il dramma no, perchè è qualcosa di brutto, di sporco, di cattivo. Il dramma pretende carisma, pretende volontà d'animo, pretende la forza. L'esser forti. E' il momento in cui devi tirar fuori i denti e mostrare chi sei, perciò in molti ci cascano, sul dramma. Perchè all'apparenza sembra facile, praticamente è la situazione a far tutto. In realtà però non è così, perchè se il protagonista non reagisce in una determinata maniera il dramma sembra fasullo, sembra manipolato, e a nessuno interessa più. Viene cestinato.
Quando ero piccola e a casa avevamo solo un televisore le possibilità non erano molte, c'era da scegliere tra Super Quark, la tribuna politica o un film. E tra i diversi generi di film, tra una commedia romantica e un film d'azione. Fine del palinsesto serale. E noi eravamo fortunati perchè avevamo i canali di cinema Tele+. Quando sceglieva mia madre, ovviamente, guardavamo film ottimisti anni '90 sulle coppie più disparate che ad inizio film non si sopportavano e alla fine si amavano, e più o meno simpatiche variazioni sul tema. Ma andava bene, il più che si scorgeva in quei film era un bacio, quindi per la famiglia (per me) era okay. Quando invece poteva scegliere mio padre, il protagonista era nel 85% dei casi Bruce Willis, con apparizioni varie di Tom Hanks, Tommy Lee Jones e Will Smith. Il più delle volte io e mia madre ce ne andavamo nel letto a metà primo tempo, intorno alle 10 (bei tempi quando i film venivano tagliati in due parti da un'ora l'una, e la prima serata cominciava alle 9 precise e spaccate), perchè secondo lei erano troppo violenti per una bambina; però c'erano delle volte in cui mi era permesso continuare a guardare, come con Apollo 13, ed allora era una figata assurda andare a dormire alle 11, addirittura! Roba da raccontare il giorno dopo agli amici a scuola.
Quindi a casa mia ci muovevamo tra il sentimentale e l'azione, con occasionali apparizioni del comico e del thriller. Non esisteva il western, non esisteva il fantasy, non esisteva il war movie (ovviamente), non esisteva il dramma. L'unica eccezione, se di eccezione si può parlare, che mi venne fatta fu Jurassic Park, perchè stravedevo per i dinosauri ed era troppo lampante per impedirmi di guardarlo. Fino agli otto anni al cinema mi ci portavano a vedere solo film Disney, quando non trasmettevano porno; la svolta avvenne con l'uscita di Titanic, ma questa è un'altra storia.
Potete immaginare come, crescendo, mi fossi talmente abituata a questo genere di film, che soprattutto con quelli di mia madre dopo i primi dieci minuti sapevo già dire come sarebbe andato a finire, cosa che mi ha cominciato a stufare e che man mano mi ha portato a vedere sempre di meno sentimentali, fin quando non ne ho potuto più, intorno ai 12 anni, e allora mi sono accontentata degli action di mio padre. Dopo quattro anni e mezzo, nel momento in cui ho fatto chiarezza a me stessa e ho deciso di fare del cinema la mia vita, ed essendo intanto venuto meno il divieto di guardare altri generi di film, ho cominciato a recuperare un po' di cose, ed è stato allora che ho conosciuto Scorsese (ma anche questo è un capitolo a parte). Tuttavia la leggera avversione per il sentimental mi era rimasta, e all'inizio continuavo a snobbarlo; facendo un po' di conti, credo di non aver più visto un film del genere fino a quando non ho cominciato ad andare all'università, e a capire che sostanzialmente non ero nessuno per schifare qualcosa, e che ci doveva essere del buono anche nel sentimental, pur se molto a fondo. Così ho cominciato a guardarli, quando capitava, e all'inizio non ho rivisto il mio giudizio sulla categoria. Sennonchè ad un certo punto ho visto To Have And To Have Not (Acque Del Sud), classico anni '40 con Humphrey Bogart e Lauren Bacall, e ho capito dove sbagliavo: era errato il tipo di approccio, che avevo verso certi film. E' logico che non puoi trovare battute sulla vita tipo quelle di Taxi Driver, o situazioni in cui il protagonista alla fine versa in un bagno di sangue, o lotte contro il tempo per disinnescare una bomba. Il sentimental è scritto in un determinato modo perchè deve far vivere allo spettatore due ore in cui il massimo della tensione è dato dalla curiosità del sapere se alla fine i due protagonisti si sposeranno e vivranno per sempre felici e contenti. Altrimenti è come pretendere che il comico tratti di morte, per fare un esempio stupido. Appurato questo, il sentimental, o perlomeno quello fatto come si deve, ha riacquistato un qualche tipo di valore ai miei occhi, ed ora se capita non disdegno di passare un paio di ore a guardarmi un bel film d'amore, come si chiamavano all'epoca in cui sceglieva mia madre e sedevamo sul divano a guardarli.
Stasera è stata una di quelle sere in cui non hai voglia di fare niente se non sdraiarti sul letto e spararti qualcosa di leggero, qualcosa per cui non ti sia richiesto di pensare, perchè di pensare non ne hai proprio voglia. Così non per caso mi sono vista Only You, solo perchè c'era Rob, sia chiaro, la scelta non è stata poi così arbitraria come sarebbe potuta sembrare. Il film non era perfetto, ogni tanto c'era qualche battuta telefonata e qualche situazione forzata, vabbè, ma sono state due ore molto piacevoli, ho riso di gusto tre o quattro volte, e soprattutto mi sono rilassata, dopo una giornata passata a far cattivo sangue su internet (ma lasciamo stare questa cosa, per carità). Il sentimental è bello anche per questo, perchè ti permette di farlo. Staccare la spina.
E comunque, giusto per dire, voglio anch'io un ragazzo come Rob nel film, che organizza tutta quella messinscena per convincermi che mi ama.


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